Pipistrelli, zoonosi e COVID-19

Il 29 febbraio 2020, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha indicato la malattia da COVID-19 in una categoria ad alto rischio e l’11 marzo 2020 il virus SARS-CoV-2 è stato designato come pandemico. Da allora, la malattia si è diffusa rapidamente in 210 paesi, oltre la Cina, dove era stato diagnosticato il primo caso sospetto.

In tutto il mondo si stanno compiendo grandi sforzi per contrastare e contenere questo virus; mentre l’epidemia da coronavirus dimostra il potenziale dell’interfaccia uomo-animale di agire come fonte primaria di malattie zoonotiche emergenti. Quindi, comprendere la possibile emergenza zoonotica e l’esatto meccanismo responsabile della sua trasmissione ci aiuterà a progettare e implementare adeguate barriere preventive contro l’ulteriore trasmissione di SARS-CoV-2.

Ma che cosa si intende per zoonosi? E quali sono i meccanismi che stanno dietro alla diffusione del COVID-19?

Con il termine zoonosi si intende una qualsiasi malattia infettiva che può essere trasmessa dagli animali. L’aspetto cruciale nell’epidemia da coronavirus è quello di capire quale sia la fonte d’origine. Molte ricerche scientifiche degli ultimi mesi hanno dibattuto riguardo i mercati di animali selvatici cinesi. Le abitudini culinarie in Cina, infatti, prevedono il consumo di carne di origine non domestica. La motivazione è dovuta al valore medicinale ritenuto di quest’ultime, nonché agli effetti di promozione della salute associati al consumo di determinate carni di selvaggina e dei loro prodotti. E’ stato osservato che gli individui inizialmente infetti avevano un punto di esposizione comune. Si sta parlando del mercato del pesce umido di Wuhan, nell’Hubei, dove i ristoranti sono famosi per offrire vari animali domestici e selvatici vivi per il consumo umano.

Qui, come sono stati individuati come ideali ospiti serbatoi i pipistrelli, poiché il virus persiste all’interno dell’organismo, ma l’individuo rimane asintomatico, cioè il suo metabolismo non viene intaccato. Analisi da laboratorio hanno confermato che a livello genomico il SARS-CoV-2 è per il 96% identico al CoV del pipistrello, e quindi questi animali, avendo anche un valore commerciale nella medicina tradizionale cinese (MTC), sembrano essere la fonte primaria di questo spillover zoonotico.

In questi ristoranti e mercati di animali vivi, però, vengono vendute molte altre specie come serpenti, ricci, tassi e marmotte. Allora la questione si fa ancora più complessa, poiché nei meccanismi zoonotici entrano in gioco i cosiddetti ospiti intermedi. Infatti, il coronavirus sembra essere stato isolato anche nei pangolini malesi (un tipo di formichiere squamoso) e l’RBD nella proteina S di SARS-CoV-2 è quasi uguale a quello di Pangolin-CoV. Questi risultati hanno suggerito che i pangolini potrebbero aver agito come ospiti intermedi, favorendo il passaggio dai pipistrelli all’uomo, tramite una serie di mutazioni che hanno reso il coronavirus idoneo ad infettare la specie umana. Sono comunque necessarie sempre ulteriori indagini per confermare quanto è stato scoperto fino ad ora, e aggiungere, quindi, altri tasselli al puzzle.

Quello che sembra comunque chiaro è che le pratiche di cottura tradizionali cinesi sono responsabili in una certa misura del verificarsi di nuove infezione negli esseri umani (è già accaduto con l’epidemia della SARS e della MERS). In Cina, gli animali macellati vivi sono considerati più nutrienti, ma allo stesso tempo le persone sono più esposte ad una vasta gamma di agenti patogeni. Le ripetute interazioni uomo-animale nell’industria degli allevamenti, se non effettuate con l’adeguata biosicurezza ambientale, sono fattori di rischio per l’insorgenza di nuove malattie infettive. Il SARS-CoV-2 è solo uno dei tanti patogeni con cui la nostra specie può entrare in contatto. Una chiusura totale dei mercati di animali vivi risolverebbe solo in parte la questione, poiché il commercio di bestiame troverebbe sfogo nel mercato nero. Le autorità locali e internazionali devono sviluppare e implementare robusti protocolli di controllo e analisi delle malattie infettive, riducendo la possibilità di esposizione.

L’epidemia da SARS-CoV-2 è solo un altro esempio critico che dimostra l’esistenza di un’interazione diretta tra esseri umani, animali e salute ambientale. Siamo intimamente interconnessi con la natura. Viviamo in un sistema chiuso e i cambiamenti che operiamo ci ritornano indietro. Questa pandemia può essere un’occasione per riflettere sul legame che vige tra la nostra società e la natura.

Per l’articolo ufficiale, pubblicato su Taylor & Francis Group: https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/01652176.2020.1766725

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