Flora batterica: anello mancante in psichiatria?

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Il microbiota umano (la cosiddetta flora batterica) è costituito da microorganismi batterici che vivono nell’intestino. Ad oggi, sappiamo che tali batteri sono in maggior numero rispetto alle cellule umane e che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere la nostra salute generale.

Questo “organo virtuale” di 1,5 kg produce anche molecole di primaria importanza per la funzione cerebrale ed è infatti stato associato ad una vasta gamma di disturbi neurologici e psichiatrici, tra cui il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, la depressione, i disturbi d’ansia e l’autismo (1).

Fino a poco tempo fa, l’importanza dell’asse intestino-cervello-microbiota come componente fondamentale della risposta allo stress è stata in gran parte ignorata. Diversi studi, condotti prima sui ratti e poi sull’uomo, hanno dimostrato come ci siano sempre più prove che alcuni disturbi psichiatrici come la depressione e il disturbo bipolare possano essere associati ad uno squilibrio microbico. 

Nello specifico, due recenti trials clinici hanno dimostrato un effetto benefico di psicobiotici in pazienti con disturbo bipolare.  Il primo, uno studio pilota, ha riportato miglioramenti cognitivi in 20 individui dimessi dopo tre mesi di consumo di 9 diversi ceppi di Lactobacillus o Bifidobacterium. Il secondo, uno studio randomizzato, ha coinvolto 66 pazienti ricoverati in ospedale per mania. Dopo la dimissione, questi pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere 24 settimane di una combinazione di Lactobacillus/Bifidobacterium o placebo. I tassi di ricovero sono stati significativamente più bassi negli individui che stavano assumendo lo psicobiotico. 

Pertanto, i dati preliminari supportano la visione che i probiotici del Lactobacillus e Bifidobacterium detengano potenziale terapeutico nel disturbo bipolare.  Questo implica che, alterando la dieta, possiamo facilmente “cambiare” i geni nel nostro microbiota. 

Una “occidentalizzazione” delle diete si traduce in disbiosi, che può almeno parzialmente contribuire alla crescente incidenza di disturbi infiammatori cronici, come i suddetti disturbi psichiatrici. D’altra parte, la dieta mediterranea è associata a tassi più bassi di malattie psichiatriche e influisce in modo ottimale sul microbiota intestinale. 

L’integrazione del microbiota intestinale in studi su malattie psichiatriche legate allo stress espande la gamma di bersagli terapeutici, non solo per gli interventi farmacologici, ma anche per quelli nutrizionali.  Questo può essere uno dei collegamenti mancanti che hanno limitato i progressi terapeutici nella psichiatria nel corso degli ultimi decenni.

Per l’articolo ufficiale, pubblicato su World Psychiatry: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/wps.20726

  1. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27090305/

Pubblicato da Giulio Magherini

- Founder del sito web InforẎoou - Studente magistrale di Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche

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