Questo non è l’internet che volevamo, è l’ora di cambiarlo

È notizia di pochi giorni fa il fatto che a Bruxelles le autorità di regolazione dell’Unione Europea stiano preparando una lista di decine di grandi aziende dell’internet e che fra queste siano incluse le grandi della Silicon Valley come Facebook e Apple. Queste aziende, nei progetti europei, saranno sottoposte a nuove e più stringenti regole per evitare un loro strapotere di mercato.

Nello specifico, questi regolamenti saranno più precisi ed esigenti nei confronti delle grandi multinazionali ma non andranno invece a toccare le aziende più piccole del settore che, anzi, potrebbero avere accesso alle gigantesche e preziose banche dati in mano alle Big Tech del settore. Inoltre, sarà richiesta una maggiore trasparenza sul come queste preziose informazioni vengono raccolte e quali usi ne vengono fatti.

Chi sarà soggetto alle nuove regole? Secondo indiscrezioni degli addetti ai lavori, i nuovi regolamenti saranno applicati alle aziende in base ad una serie di criteri come il numero degli utenti e le percentuali di ricavi ottenuti nel settore ma saranno anche applicati a quelle aziende che posseggono piattaforme dominanti senza l’uso delle quali non c’è spazio per nessuno (ad esempio, Alphabet con il suo popolare motore di ricerca Google o Microsoft con il suo Windows OS).

Se però questi accorgimenti non dovessero bastare a creare un clima più concorrenziale e aperto, l’UE sta prendendo in seria considerazione la possibilità di forzare una divisione delle aziende “Big Tech” o comunque far sì che vendano parte delle loro attività in modo da rimuoverle dalla loro posizione dominante e schiacciante.

Quali implicazioni? Come forse vi sarete accorti e accorte, alcune delle aziende menzionate precedentemente sono “made in US” e questa azione dell’UE potrebbe portare a peggiorare la frizione che da tempo vivono le relazioni UE-US. E. a rafforzare questa ipotesi, hanno contribuito le recenti dichiarazioni del nuovo commissario europeo al Commercio Valdis Dombrovskis il quale ha avvisato gli US che nuovi dazi europei potrebbero essere all’orizzonte se gli statunitensi non ritireranno le tariffe punitive di oltre 7 miliardi di euro imposte su prodotti europei.

Ma la questione non finisce qua. Infatti, per la prima volta dalla fondazione dell’UE, ci sono progetti per una profonda riforma delle regole europee dell’Internet che saranno presentati a Dicembre sotto forma del “Digital Services Act”, un documento che mira a responsabilizzare le piattaforme online per quanto riguarda contenuti o prodotti venduti illegalmente online. Un insider dei lavori a Bruxelles ha dichiarato al Financial Times che “l’internet per come lo conosciamo sta per essere distrutto. Le grandi piattaforme del web sono invasive, evadono le tasse e distruggono la competizione. Questo non è l’internet che volevamo.”

Quella dell’internet però è una battaglia non solo europea. Perché? Perché anche nel Regno Unito l’Autorità per la Competizione e i Mercati vuole ottenere maggiori possibilità di valutare l’operato online delle aziende e perché, anche negli stessi US, il Congresso ha manifestato un abuso di potere di mercato da parte delle Big Tech, portando alla recente accusa di monopolio illegale mossa dal Dipartimento di Giustizia US contro la statunitense Google.

Il percorso verso un nuovo e più aperto Internet è iniziato, siamo ancora in tempo per evitare il peggio.

Fonte 1
Fonte 2

Pubblicato da Lorenzo Stefani

Giovane, italiano ed europeo. Appassionato di tecnologia, politica internazionale e natura.

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