La Grande Muraglia Verde Africana e il rimboschimento del Sahel

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La Grande Muraglia Verde per il Sahel (GGW) è un programma pan-africano volto al rimboschimento della fascia meridionale del Sahara, il cui scopo è quello di arrestare il degrado del suolo dovuto all’avanzata del deserto. Si tratta di un’iniziativa multimiliardaria che coinvolge governi, organizzazioni internazionali, il settore imprenditoriale e quello della società civile. Il GGW vuole consentire una gestione delle risorse naturali del continente africano che va dal Senegal al Gibuti, raffigurandosi come un’opportunità per applicare il pensiero della resilienza socio-ecologica su larga scala.

La regione del Sahel viene identificata come uno degli hotspot globali per il climate change. Infatti, è previsto che le temperature aumenteranno di 3-6 C° fino alla fine di questo secolo, influenzando una stagione delle piogge sempre più imprevedibile e di breve durata. Ne conseguirà una significativa riduzione dei raccolti, che aggraverà maggiormente la già difficile situazione socio-economica della zona geografica. Il Sahel ha uno dei più alti livelli di povertà multidimensionale al mondo, con bassi indicatori di salute, istruzione e tenore di vita. Negli undici paesi fondatori del GGW, la crescita della popolazione dovrebbe continuare per il resto del secolo con tassi di crescita superiori al 2,5% in Ciad, Mali, Niger e Senegal. Quindi, le popolazioni saheliane sono strettamente dipendenti dalle risorse naturali, poiché il 70-92% delle coltivazioni e del bestiame è la principale attività di sostentamento. 

La conservazione della biodiversità, sia vegetale che animale, può essere una grandissima opportunità per questa regione prevalentemente arida, in quanto appunto le persone dipendono fortemente dalla ricchezza di specie.                 

Il ripristino delle foreste, o rimboschimento, è una metodologia di piantumazione di un’area priva di vegetazione con alberi e arbusti autoctoni. Il suo utilizzo è volto a favorire la biodiversità vegetativa locale e tramite una serie multisettoriale di interventi, può essere applicata su ampia scala. Dunque, il GGW si presenta non solo come “un muro di alberi”, ma anche come un’ambiziosa opera paesaggistica, volta a migliorare il benessere sociale ed ecologico della regione. Infatti, gli alberi forniscono un’ampia gamma di benefici diretti e indiretti per le persone, i cosiddetti servizi ecosistemici (ES). L’enfasi è sempre posta sui benefici diretti come quelli di approvvigionamento (e.g. cibo, edilizia, medicine), ma è debito anche ricordare che le piante operano come regolatrici del clima (e.g. regolazione dell’acqua e controllo dell’erosione), sono fonti di supporto (e.g. ciclo dei nutrienti, umidità e fertilità del suolo) e forniscono anche vantaggi culturali (e.g. turismo).

L’idea d’incorporare gli alberi come elementi infrastrutturali utili nel paesaggio del Sahel risale agli anni ’60; ovvero addirittura un decennio prima che la desertificazione venisse riconosciuta come un problema a livello globale dalla Conferenza delle Nazioni Unite, e dall’adozione nel 1977 del Plan Action to Combat Desertification. Nel 1994, la UNCCD definì la crisi del Sahel come “un degrado del suolo in aree aride, semiaride e secche a causa di una serie di fattori tra cui il cambiamento climatico”. Infatti, a causa della siccità intercorsa tra gli anni ’70 e ’80, ad esempio, nel Senegal centrale erano state segnalate una riduzione della ricchezza di specie legnose, una perdita di grandi alberi e una crescente presenza di arbusti, e quindi uno spostamento verso specie più aride-tolleranti. Uno studio, in accordo con osservazioni sul campo e tramite interviste alle popolazioni locali, indicava che il 79% delle specie era diminuito o scomparso completamente.

Serviva una compenetrazione concettuale tra i bisogni di sussistenza delle popolazioni locali e le iniziative di rimboschimento per arginare il problema. Un esempio spettacolare di questo è stata l’opera degli agricoltori delle regioni di Marandi e Zinder (Niger), i quali hanno sfruttato le strategie di rimboschimento migliorare i mezzi di sussistenza e la resilienza alla siccità. 

Tuttavia, non tutti gli undici paesi che hanno preso parte all’iniziativa del GGW hanno riscontrato esiti positivi dalla piantumazione. È il caso del Burkina Faso, che, sebbene la copertura arborea si sia ripresa, c’è stato un cambiamento nella composizione delle specie: arbusti e specie arboree altamente tolleranti alla siccità sono aumentate, mentre le specie multifunzionali sono diminuite, con esiti imprevisti sul contesto agricolo. Saranno necessari ulteriori ricerche scientifiche per comprendere quale sia la migliore strategia di rimboschimento d’attuare. 

Il GGW riflette un’ambiziosa visione politica a lungo termine su “un’Africa verde, fertile e prospera, liberata dalla fame e dalle immagini di bambini e bestiame malnutriti”. Questo sogno, infatti, si allinea perfettamente con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 15 dell’Agenda 2030, dedicato a “proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, combattere la desertificazione e arrestare e invertire la Terra dal degrado e la perdita di biodiversità”. Resta solamente da capire come raggiungere tali obiettivi. Nonostante l’enorme attenzione internazionale che il progetto del GGW ha ottenuto, non tutti gli sforzi adottati hanno avuto effetti duraturi. Secondo gli scienziati non sembra esserci un’unica risposta valida alla soluzione del problema. Probabilmente, un buon esisto verrà raggiunto quando i governi dei paesi coinvolti agiranno su una scala paesaggistica più piccola, operando con interventi contigui che tengono conto delle diverse realtà territoriali.

Per l’articolo ufficiale, pubblicato su ResearchGate

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