HIV e sierologia indeterminata

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Ad oggi sappiamo poco sull’evoluzione della sierologia dell’HIV e sulle sue correlazioni sociodemografiche e comportamentali. In questo studio sono stati valutati gli esiti sierologici per HIV in individui di Rakai, in Uganda.

La maggior parte delle persone risultata come “sierologicamente indeterminata” è diventata sieropositiva nel tempo, ma è stato necessario un follow-up per rilevare tali sierologie. Per rilevare l’infezione da HIV sono ampiamente utilizzati i saggi immunoenzimatici ELISA (enzyme-linked immunosorbent assay, ovvero saggio immuno-assorbente legato ad un enzima). Il funzionamento dell’ELISA prevede l’identificazione di una sostanza specifica (analita) all’interno di un campione mediante l’ausilio di un anticorpo.

In questo lavoro, pubblicato su PLOS ONE, la prevalenza complessiva dell’HIV sierologicamente indeterminata nello studio di coorte della comunità di Rakai è stata stimata del 4,9%. 

Perciò, è necessario utilizzare altri test molecolari, come ad esempio la PCR, per cercare di risolvere i risultati discordanti derivanti dai test ELISA, che a volte possono dare risultati inconcludenti. La frequenza dei risultati ELISA indeterminati è stata relativamente elevata rispetto ad altri studi [12]. 

La frequenza di transizione da indeterminato a sieronegativo nelle visite successive coinciderebbe coi risultati di altri studi che suggeriscono che individui con risultati indeterminati dovrebbero essere considerati HIV negativi, qualora non fossero all’interno di un gruppo ad alto rischio [34].  Tuttavia, la prevalenza della transizione da indeterminato a sieropositivo nelle visite successive non è trascurabile (5%). Questo dato suggerisce che individui con risultati sierologicamente indeterminati possono essere nella fase iniziale dell’infezione, come suggerito da altri studi [5]. A supporto di tali ipotesi, uno studio condotto da Boeras et al. in Ruanda e in Zambia ha riferito che il 5% degli individui con risultati indeterminati diventano sieropositivi [6]. 

I risultati di questo studio supportano la raccomandazione dell’OMS: << Gli individui con risultati sierologicamente indeterminati possono essere nella fase acuta dell’infezione e devono pertanto essere sottoposti a follow-up. >> [7].

  1. https://academic.oup.com/cid/article/35/6/773/381914
  2. https://journals.lww.com/aidsonline/Fulltext/1999/01140/Evaluation_of_HIV_serial_and_parallel_serologic.15.aspx
  3. https://jcm.asm.org/content/48/4/1333
  4. https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1046/j.1537-2995.1995.35295125746.x
  5. https://journals.lww.com/aidsonline/Fulltext/2007/10180/Improved_detection_of_acute_HIV_1_infection_in.15.aspx
  6. https://link.springer.com/article/10.1186/1758-2652-14-18
  7. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9238418/
Per l’articolo ufficiale, pubblicato su PLOS ONE:
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0237633

Pubblicato da Giulio Magherini

- Founder del sito web InforẎoou - Studente magistrale di Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche

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