Stati Disuniti d’America

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti si sono svolte in un clima di forte tensione sociale e dalle urne elettorali è uscito un paese profondamente spaccato a metà.

Il 3 Novembre si sono svolte le 59e elezioni presidenziali negli Stati Uniti, uno dei paesi più importanti al mondo per popolazione, potenza economica e militare. Elezioni che però sono state l’epilogo di quattro anni di amministrazione Trump, caratterizzati da divisioni interne, disuguaglianze e violenze sempre più acuite ed estreme ma utili al presidente per tutelare i suoi interessi e portare avanti la sua personale agenda politica a suon di ban e di tweet.

Il paese ha manifestato questa spaccatura in vari modi. Abbiamo visto tutti le immagini dei suprematisti bianchi armati a Charlottesville investire i contromanifestanti, i numeri delle migliaia di decessi per Covid-19 (che hanno recentemente toccato quota 250mila) e le vie delle metropoli occupate dalle proteste del movimento Black Lives Matter a seguito della morte di George Floyd, ennesima vittima di una polizia non correttamente regolamentata e formata.

La pandemia in special modo ha causato un risentimento della popolazione nei confronti di uno Stato che non è stato in grado di proteggere la loro salute, il loro lavoro e la loro vita. Questo risentimento, accompagnato dalla paura della vittoria del candidato dell’opposizione, ha portato ad un risultato mai raggiunto nella storia moderna degli US: oltre 150 milioni di cittadini si sono recati a votare, con un incremento, rispetto alle scorse elezioni del 2016, di 10 nuovi milioni di votanti in più sia per i Democratici che per i Repubblicani.

Il dato dei voti è importante perché manifesta come la frase ripetuta dal candidato democratico Joe Biden “Non è quello che siamo, questa non è l’America” non sia poi così vera. I sostenitori del presidente uscente Trump hanno infatti apprezzato questi 4 anni in cui hanno avuto la sensazione di essere ascoltati nei loro bisogni profondi, di essere veramente rappresentati e di aver trovato qualcuno che fosse loro protettore contro la Repubblica Popolare di Cina, contro perdite di lavoro e disuguaglianze crescenti per i più poveri, contro i media troppo “di sinistra” e contro un’opposizione democratica accusata di essere profondamente corrotta e pericolosa per l’ordine sociale conservatore.

Questo grande apprezzamento dell’elettorato verso il presidente statunitense più divisivo di sempre, unito al fatto che il presidente-eletto Biden dovrà governare con una minoranza del suo partito al Senato e con una Corte Suprema ostile, non può che farci porre una domanda: quanto è voluto e quanto è possibile tornare indietro rispetto a quel che è stato fatto in quattro intensi anni?

Joe Biden ha affermato come la presidenza Trump sia stata una anomalia storica, un’eccezione che è stata frutto di un momento tumultuoso e che non si ripeterà. Sta di fatto che, all’indomani del voto presidenziale, le divisioni negli Stati Uniti sono drammaticamente reali e le ostilità fra fazioni sono molto accese. Per quanto il presidente eletto Biden possa essere convinto nel dire ai cittadini statunitensi “noi non siamo così”, quel che è certo è che lo aspettano quattro anni difficili per iniziare un lungo processo di riunificazione sociale e nazionale.

Pubblicato da Lorenzo Stefani

Giovane, italiano ed europeo. Appassionato di tecnologia, politica internazionale e natura.

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