La futura minaccia delle malattie infettive, i Superbugs

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Il 24 novembre si è conclusa la “Settimana mondiale per la sensibilizzazione all’uso consapevole degli antibiotici”, un’iniziativa che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) porta avanti dal 2018. Sebbene questo sia stato il primo anno che ha visto il protrarsi dell’iniziativa per una settimana e non più per un giorno, questa è purtroppo passata in secondo piano, a causa della confusione mediatica a cui ormai siamo più che abituati da mesi.

Gli antibiotici sono farmaci che combattono le infezioni dei batteri. Appartengono alla categoria delle sostanze antimicrobiche, composti largamente impiegati in tutto il globo allo scopo di combattere lo sviluppo di microrganismi dannosi in piante, animali ed esseri umani. La loro grande diffusione ha portato ad un loro utilizzo abusivo, spesso senza una vera necessità, e a sottovalutarne l’importanza come unica linea di difesa realmente efficace contro le infezioni e le condizioni patologiche che queste comportano.

Questo vale principalmente per gli antibiotici, secondo uno studio del Journal of the American Medical Association (JAMA) infatti, più del 30% delle prescrizioni di antibiotici rilasciate negli Stati Uniti per condizioni che riguardano cistite, influenza e una serie di patologie dell’apparato respiratorio (raffreddore, laringotracheite, faringite, bronchite e tonsillite), sono inappropriate o superflue. È importante sottolineare che questo dato non considera molte altre casistiche come le prescrizioni per prestazioni dentistiche e che, di conseguenza, potrebbe essere molto più alto.

Perché questo ci dovrebbe allarmare? Per quanto i microrganismi siano biologicamente “semplici”, possiedono una straordinaria capacità di adattamento alle condizioni avverse, che ha portato nel tempo ad una selezione di ceppi sempre meno sensibili agli antimicrobici. Progressivamente l’iniziale perdita di sensibilità è diventata una vera e propria resistenza, definita come “Antimicrobial Resistance” (AMR). Nel caso dei batteri sono ormai moltissimi gli esempi di resistenza anche a categorie diverse di antibiotici (pluri-resistenza) e, in rapido aumento, i casi di resistenza totale (pan-resistenza).

Per questo motivo dal 2014 l’OMS ha lanciato l’allarme decretando l’inizio di una “Era post-antibiotici”, sottolineando la preoccupante diffusione del livello di AMR, e puntando il dito contro i cosiddetti “Superbugs”: funghi, batteri e virus ormai insensibili a qualsiasi antimicrobico attualmente esistente. Questo si traduce in pazienti colpiti da condizioni infettive che possono essere trattate solo dal punto di vista della sintomatologia, senza poter colpire la causa scatenante.

Secondo l’ultima stima dell’OMS sono 700 mila le persone che ogni anno perdono la vita a causa dell’infezione di un microorganismo resistente agli antimicrobici, oltre 10 mila soltanto in Italia. Se anche solo così lo scenario è assai inquietante, i pronostici per il futuro non sono da meno. Si stima infatti che, in assenza di provvedimenti tempestivi, le infezioni batteriche ad opera dei Superbugs arriveranno ad uccidere nel 2050 più persone di quante ne uccide oggi il cancro. Per questo motivo, negli ultimi cinque anni è già stato fatto molto lavoro per scongiurare questo scenario. La prima iniziativa vede la nascita di GLASS (Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System), un sistema internazionale di monitoraggio e controllo del grado di AMR dei microrganismi.

La ricerca clinica invece, non si è mai fermata e sono molte le strategie in studio per individuare antimicrobici di nuova generazione e migliori strategie d’azione.

Abbiamo ancora diversi anni davanti prima che la situazione diventi irreversibile, ma quanto possiamo continuare a far finta di niente?

Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5112752/

Pubblicato da Matteo Buonamici

In una giungla di passioni che coltivo sin dall'infanzia all'insegna dell'ecletticismo più sfrenato, mi interesso di scienza, tecnologia e progresso in generale. A seguito della laurea in Biotecnologie, ho intrapreso un percorso di crescita personale e professionale, in modo da essere pronto per le sfide future.

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