Uno sguardo sulla gestione del paesaggio agricolo

Secondo le ultime stime ONU, entro il 2050 raggiungeremo una popolazione pari a 9,7 miliardi, e con circa il 40% della superficie mondiale già utilizzata per pascoli e coltivazione, la gestione corretta dell’uso del suolo agricolo diviene più che mai di fondamentale importanza. Ad oggi sono molti i territori dove regnano pratiche agricole non sostenibili, non per ultimo in Italia, dove, visibilmente, distese di campi adibiti a monoculture cerealicole prendono il sopravvento, imponendo un irreversibile declino dei servizi ecosistemici, inquinando il territorio e quindi mettendo a repentaglio la salute dell’ambiente naturale, oltre che dell’uomo. A pagarne le conseguenze però sono anche gli agricoltori, che inconsapevoli riducono le rese sul breve e lungo periodo, ancora legati al passato, ad un sistema di coltivazione ormai in disuso.

Il problema più evidente a livello paesaggistico è la sua semplificazione in atto. Quelli che una volta erano territori boschivi vergini, sono stati col tempo divisi in piccoli lotti circondati da vegetazione autoctona, e dal dopoguerra, agglomerati in unità produttive sempre più grandi. Ma non è solo l’estensione a definirli, infatti tale processo si manifesta soprattutto nella mancata diversificazione delle colture. Di frequente i terreni fertili si trasformano in distese infinite di cerealicole come mais e sorgo, spesso utilizzate per la produzione di biogas o per alimentazione animale. Questo perché sono più “semplici” da gestire con costosi macchinari e talvolta hanno una destinazione d’uso che permette un maggiore utilizzo di pesticidi/fitofarmaci, rispetto a quello alimentare umano. Ci si chiede quindi se tutto questo sia realmente efficiente e sostenibile. La risposta è NO, ma fortunatamente ci sono alternative.

Attraverso pratiche quali l’intensificazione ecologica, ovvero l’utilizzo di processi naturali per sostituire costose pratiche artificiali (e.g. pesticidi, fertilizzanti), a cui si associa una pianificazione integrata a livello di paesaggio, è già possibile ovviare a molte delle problematiche. L’idea alla base del concetto è la creazione di relazioni benefiche coltivi-ecosistema, ricreando quei meccanismi naturali che per esempio aumentano i cicli bio-geochimici regolatori del suolo, attraverso il mantenimento di batteri e funghi benefici, oppure più semplicemente la creazione di habitat idonei per specie vegetali e animali, che a loro volta incrementano la protezione da una moltitudine di patologie. Queste metodologie si inseriscono in un contesto molto ampio, condiviso da diverse altri sistemi agricoli quali l’agricoltura sostenibile, “biologica”, climate-smart, rigeneretiva, la permacultura e quindi l’agroecologia. Qui il controllo del terreno da parte delle aziende agricole diviene consapevole, ed in sinergia con la natura.

Inserire delle aree non coltivate ai margini del campo è tra gli accorgimenti più comuni. Queste rivestono un’importanza primaria nel filtrare gli inquinanti, ridurre l’erosione e soprattutto mantenere habitat idonei per una moltitudine di piccoli mammiferi, rettili, uccelli insettivori ed insetti impollinatori o predatori di fitofagi, oltre che favorire una corretta microbiologia del suolo. Tali aree a siepe, che possono essere costituite da diversi strati (e.g. arbusti, piccoli e grandi alberi) per simulare la naturale sessione boschiva, possono poi fungere da barriere contro i venti dominanti, oltre ad avere essi stessi potenziale produttivo (e.g. alberi da frutto) come sottolineato nelle pratiche di agro-foresteria. Aggiungendo a queste aree i tipici canali agricoli, ecco che nasce la vegetazione ripariale delle fasce tampone: una componente fondamentale nel filtrare il percolato agricolo, evitare l’eutrofizzazione dell’alveo stesso, impedire l’eccessiva evaporazione delle acque ed aumentare la biodiversità. È però fondamentale, affinché il sistema sia sostenibile, la corretta pianificazione delle specie coltivate. Già gli antichi avevano intuito l’importanza delle rotazioni, per evitare un eccessivo consumo dei nutrienti dalle stesse colture, e anche oggi è importante ricordarlo. A questo si aggiunge la necessità di diversificare sia il campo stesso che il territorio. Un paesaggio eterogeneo ha la diretta conseguenza di aumentare la biodiversità e quindi le rese. A titolo di esempio, si noti in Pywell et al. (2015) come una riduzione dell’8% di un’area coltivata e destinata a rimboschimento, ha prodotto in pochi anni un incremento nella resa del 30% rispetto alle pratiche precedenti.

Una gestione sostenibile del territorio ha quindi l’effetto ultimo di ridurre i disservizi ecosistemici, promuovere e rigenerare i servizi da cui i coltivatori dipendono, e di cui la popolazione necessita (fig. 1). Non per ultimo nell’era dei cambiamenti climatici, permette sia di mitigare gli eventi estremi (e.g. uragani, siccità), che di stoccare anidride carbonica, nel contempo incrementandone i profitti. Altri servizi ecosistemici quali una buona qualità delle acque, sono di fondamentale importanza per la salute dell’uomo, che non dovrebbe più accettare l’inquinamento diffuso dei corsi d’acqua e che non dovrebbe ritrovarsi a tavola, neanche in irrisorie quantità, agenti cancerogeni o comunque dannosi per la salute. Soluzioni efficienti e naturali al problema esistono, ma è prioritaria una maggiore sensibilizzazione per cambiare rotta.

Fig.1: Impatti della gestione agricola e del paesaggio sul flusso di servizi ecosistemici e disservizi da e verso gli agroecosistemi. Immagine proveniente da Power (2010)

BIBLIOGRAFIA

Barrios, E., Gemmill-Herren, B., Bicksler, A., Siliprandi, E., Brathwaite, R., Moller, S., Batello, C., Tittonell, P., (2020). The 10 Elements of Agroecology: enabling transitions towards sustainable agriculture and food systems through visual narratives. Ecosystems and People, 16(1), 230-247. https://doi.org/10.1080/26395916.2020.1808705

Benayas, R., Bullock, J.M., (2012). Restoration of Biodiversity and Ecosystem Services on Agricultural Land. Ecosystems, 15, 883–899. https://doi.org/10.1007/s10021-012-9552-0

Cordingley, J.E., Newton, A.C., Rose, R.J., Clarke, R.T., Bullock, J.M., (2016). Can landscape‐scale approaches to conservation management resolve biodiversity–ecosystem service trade‐offs?. Journal of Applied Ecology, 53, 96-105. https://doi.org/10.1111/1365-2664.12545

Kremen, C., (2020). Ecological intensification and diversification approaches to maintain biodiversity, ecosystem services and food production in a changing world. Emerging Topics in Life Sciences, 4(2), 229–240. https://doi.org/10.1042/ETLS20190205

Landis, D.A., (2017). Designing agricultural landscapes for biodiversity-based ecosystem services. Basic and Applied Ecology, 18, 1-12. https://doi.org/10.1016/j.baae.2016.07.005

Naeem, S., Bunker, D.E., Hector, A., Loreau, M., Perrings, C., (Eds.) (2009). Biodiversity, Ecosystem Functioning, and Human Wellbeing: An Ecological and economic perspective. Oxford University press: Oxford, UK.

Power, A.G., (2010). Ecosystem services and agriculture: tradeoffs and synergies. Philosophical Transactions of Royal society B, 365, 2959–2971. https://doi.org/10.1098/rstb.2010.0143

Pywell, R.F., Heard, M.S., Woodcock, B.A., Hinsley, S., Ridding, L., Nowakowski, M., Bullock, J.M., (2015). Wildlife-friendly farming increases crop yield: evidence for ecological intensification. Proceedings of the royal society B, 282(20151740). http://dx.doi.org/10.1098/rspb.2015.1740

Stutter, M., Kronvang, B., Ó hUallacháin, D., Rozemeijer, J., (2019). Current Insights into the Effectiveness of Riparian Management, Attainment of Multiple Benefits, and Potential Technical Enhancements. Journal of Environmental Quality, 48, 236-247. https://doi.org/10.2134/jeq2019.01.0020

Williams, B.A., Grantham, H.S., Watson, J.E.M., Alvarez S.J., Simmonds, J.S.., Rogéliz, C.A., Da Silva, M., Forero-Medina, G., Etter, A., Nogales, J., Walschburger, T., Hyman, G., Beyer, H.L., (2020). Minimising the loss of biodiversity and ecosystem services in an intact landscape under risk of rapid agricultural development. Environmental Research Letters, 15(1). https://doi.org/10.1088/1748-9326/ab5ff7

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: