2020: i 10 eventi più importanti dell’anno

Anno 2020, quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato un anno molto intenso e che ha creato cambiamenti in tutto il mondo soprattutto a causa dell’evento principale, la pandemia di Covid-19 che ha raggiunto ogni angolo del globo, perfino in Antartide, modificando la vita di tutti noi. In questo articolo proveremo a farvi un breve riassunto di quelli che consideriamo i 10 maggiori eventi che hanno segnato questi 366 giorni.

10. Brexit, l’accordo sul commercio è stato raggiunto
Il 24 Dicembre, otto mesi dopo l’inizio delle trattative, è stato finalmente raggiunto un accordo commerciale e di cooperazione tra il Regno Unito e l’Unione Europea. L’accordo, inserito nel più grande schema della Brexit (o, più formalmente, Accordo sull’uscita del Regno Unito della Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord dall’Unione Europea e la Comunità Europea dell’Energia Atomica) è stato siglato  a una sola settimana dalla fine del “periodo di transizione” ovvero quel lasso di tempo dal 1 Febbraio al 31 Dicembre 2020 in cui il Regno Unito è rimasto all’interno del mercato unico per far sì che il commercio continuasse con le regole precedenti fintanto che l’accordo di definizione della relazione commerciale tra i due attori non fosse stato raggiunto.
Il “deal” prevede il libero scambio di beni e un accesso reciproco ma limitato al mercato dei servizi, nonché meccanismi di cooperazione in una serie di settori politici, disposizioni transitorie sull’accesso dell’UE alla pesca nelle acque del Regno Unito e la partecipazione del Regno Unito ad alcuni programmi dell’UE. Rispetto al precedente status di Stato membro dell’UE, si pone fine alla libera circolazione delle persone tra le parti, all’adesione del Regno Unito al mercato unico europeo e all’unione doganale, alla partecipazione del Regno Unito alla maggior parte dei programmi UE (Erasmus incluso) e all’autorità della Corte di giustizia europea nella risoluzione delle controversie.
Nota a margine, ma nemmeno tanto, è il fatto che l’Irlanda del Nord continuerà a far parte del mercato unico europeo, creando di fatto un confine doganale fra questa e il resto dello UK nel Mare d’Irlanda, e continuerà a partecipare al programma Erasmus grazie al finanziamento perpetuo garantito dalla Repubblica d’Irlanda a tutti gli i cittadini nordirlandesi. Al contempo, il governo della Scozia ha fatto ulteriori pressioni affinché sia autorizzato un nuovo referendum per l’indipendenza della nazione che, se dovesse avvenire oggi, avrebbe un risultato nettamente a favore dell’indipendenza.
Se il 2020 non è stato un grande anno per i britannici, il 2021 si prospetta a sua volta pieno di incertezze e forti problemi di unità interna per il Regno Unito che, col passare del tempo, sembra essere sempre più disunito.

9. Un nuovo episodio nel conflitto del Nagorno-Karabakh
Il conflitto del Nagorno-Karabakh, iniziato nel 1988 per una disputa territoriale tra la repubblica di Armenia e l’Azerbaigian e mai definitivamente concluso, ha vissuto un’ulteriore fase a partire dal 27 di Settembre. In quel giorno entrambi i paesi hanno dichiarato la legge marziale e hanno mobilitato i rispettivi eserciti in previsione di pesanti scontri militari che poi si sono susseguiti per 44 giorni. Entrambe le parti hanno subito forti perdite ma la vittoria nello scontro è andata all’Azerbaigian che, forte anche del supporto politico e militare dato dal presidente turco Erdoğan al dittatore azero Aliyev, ha conquistato la maggior parte dei territori controllati dall’autoproclamata repubblica dell’Artsakh (o repubblica del Nagorno-Karabakh). La cessazione degli scontri è avvenuta il 10 Novembre con un accordo promosso dalla Russia che, oltre ad un cessate il fuoco e alla cessione di buona parte dell’area del Nagorno-Karabakh agli azeri, autorizza la presenza di sue forze militari all’interno dell’area della regione rimanente in mano agli etnici armeni e lungo il corridoio di Lachin, unica via di collegamento tra i resti della repubblica del Nagorno-Karabakh e l’Armenia. L’accordo cambia ancora una volta gli equilibri nella regione ma senza riuscire a gettare le basi per un futuro pacifico. Presto o tardi, come già avvenuto negli ultimi trent’anni, nuovi e sanguinosi scontri avverranno nella regione fintanto che un reale e accettato accordo di pace non sarà raggiunto tra le due nazioni.

8. Aumenta la tensione nel Golfo Persico
Le tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran continuano dopo 40 anni e gli ultimi colpi inferti non sono stati di poco conto. A inizio 2020, il 3 gennaio, un drone statunitense ha ucciso ha ucciso il generale iraniano Qasem Soleimani poco dopo il suo arrivo a Baghdad, Iraq. L’Iran ha risposto all’attacco nei mesi successive lanciando razzi contro delle basi statunitensi in Iraq ferendone alcuni militari e uccidendo dei civili. Poi, in Aprile, un altro momento di tensione è avvenuto nel golfo Persico dove vi sono state delle schermaglie tra navi militari statunitensi e barche iraniane con minacce, da entrambe le parti, di aprire il fuoco se la tensione fosse continuata. Nel mentre, l’Iran è riuscito a lanciare con successo il suo primo satellite militare, riuscendo così ad aumentare la precisione dei propri missili a lungo raggio. Da parte loro, gli US hanno imposto ulteriori sanzioni su paese peggiorando così l’economia interna del paese, nonostante gli alleati Europei avessero chiesto di non peggiorare una situazione già fortemente critica a causa della pandemia e che vede come principali vittime i cittadini iraniani. Gli ultimi episodi di alta tensione sono avvenuti verso le fine di novembre quando Mohsen Fakhrizadeh, scienziato civile iraniano a guida del progetto di sviluppo nucleare del paese, è stato assassinato da agenti inviati da Israele. Questo atto, probabilmente eseguito dagli israeliani per evitare che il presidente statunitense eletto Joe Biden potesse cercare una conciliazione con l’Iran, ha allontanato ulteriormente l’Iran dagli accordo sul nucleare che gli US avevano firmato nel 2015 e da cui si erano poco dopo ritirati ma di cui fanno ancora parte molti stati dell’Unione. Se la situazione dovesse peggiorare ancora, è sensato pensare che nel 2021 saranno necessari eccezionali sforzi diplomatici per salvare l’accordo ed evitare conflitti peggiori.

7. Crolla il prezzo dell’oro nero ai minimi storici
L’epidemia di Covid-19 quest’anno ha “infettato” anche il mercato petrolifero. Infatti, a causa del blocco delle attività economiche e degli spostamenti, la domanda di carburanti è diminuita drasticamente e quindi anche i loro prezzi. Ma le brute notizie per i produttori di petrolio non sono finite col primo crollo dei prezzi. Questo perché a Marzo, durante un meeting dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), vi sono state divergenze tra Russia e Arabia Saudita sul taglio di produzione di petrolio che quest’ultima nazione aveva proposto. Nello specifico, la Russia, terzo più grande produttore di petrolio dopo US e Arabia Saudita, ha rifiutato di attuare il taglio proposto ponendo così fine a sei anni di cooperazione coi sauditi. La risposta dell’Arabia non si è fatta attendere ed è stata devastante: ha ridotto drasticamente i prezzi delle esportazioni e aumentato la produzione, portando i prezzi del petrolio ai minimi storici tanto che, in Aprile, il mercato petrolifero statunitense ha avuto le performance peggiori in tutta la sua storia. Dopo aver toccato il fondo, è stato poi raggiunto un accordo fra i paesi produttori per contrastare la crisi dei prezzi. Ma comunque non è bastato poiché i prezzi sono rimasti del 30% più bassi rispetto ai livelli pre-Covid e questo 2021 sarà un anno duro per tutti quei paesi che vivono quasi esclusivamente di petrolio.

6. Gli Accordi di Abramo 
Il 15 Settembre l’amministrazione Trump ha annunciato la firma degli Accordi di Abramo, una serie di accordi tra nazioni arabe come Bahrein e Emirati Arabi Uniti e lo stato di Israele che prevedono il riconoscimento diplomatico di quest’ultimo da parte delle prime.  A questi accordi sono poi seguiti i riconoscimenti da parte di Sudan e Marocco, con uno degli attori più importanti, l’Arabia Saudita che sembra essere in procinto di firmare a sua volta. Per quanto importanti, comunque, questi Accordi non sono in grado di risolvere realmente la questione centrale per la pacificazione del Medio Oriente ovvero il conflitto fra Israeliani e Palestinesi. Questi ultimi infatti non vengono nemmeno menzionati nel testo degli Accordi e inoltre l’Autorità Palestinese li ha rigettati in toto. Ma c’è anche altro in questi accordi: gli Emirati Arabi Uniti hanno accettato un sostanzioso acquisto di armi statunitensi e il Marocco ha ottenuto la rinuncia degli US a difendere l’autonomia dell’autoproclamata Repubblica Democratica Araba del Sahrawi rischiando così di riaccendere un conflitto nella regione. Come molte altre iniziative diplomatiche, solo il tempo ci dirà se i benefici di questi accordi saranno superiori ai costi.

5. L’uccisione di George Floyd
Il 25 Maggio, l’afroamericano George Floyd è stato arrestato a Minneapolis per aver usato una banconota da 20 dollari ritenuta falsa.Uno dei poliziotti intervenuti ha tenuto il ginocchio premuto sul collo di Floyd per oltre 8 minuti causando così il suo soffocamento. L’omicidio non è stato il primo né l’ultimo perpetrato da un ufficiale della polizia statunitense ai danni di un afroamericano ma è stato, in un momento di tensione nazionale e globale, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I video dell’omicidio hanno rapidamente fatto il giro del web e innescato proteste in tutti gli Stati Uniti e avviato un processo nazionale di riflessione sul razzismo che ancora oggi pervade profondamente la società statunitense e non solo quella. Infatti, la protesta si è espansa oltre il confine ed ha prodotto manifestazioni per la difesa e il miglioramento dei diritti delle minoranze da Parigi fino a Rio da Janeiro. Non sono mancati paesi, come la Repubblica Popolare di Cina, che hanno insistito sul fatto per denunciare le disuguaglianze nella società americana, scordandosi però delle forti disuguaglianze presenti anche nei loro stessi confini (un esempio su tutti, la repressione degli uiguri nello Xinjang). Le ingiustizie e le diseguaglianze continuano ad essere una tematica attuale e globale.

4. Joe Biden vince le elezioni negli Stati Uniti 
Le elezioni presidenziali statunitensi del 2020 sono state molto sentite dagli statunitensi e la prova sta nel tasso di partecipazione al voto: oltre 150 milioni di cittadini, più di 2/3 degli aventi diritto, hanno votato.Queste elezioni sono state seguite anche per I metodi di voto adottati, ovvero il voto via posta. Questo ha fatto sì che I risultati delle elezioni non siano stati definitive fino al 7 di Novembre e questo stato di incertezza ha creato parecchie tensioni, con teorie di complotto e di vittoria rubata che hanno trovato terreno fertile in un pubblico confuso dalle cifre elettorali. Questo stato di caos ha permesso al candidato uscente Trump di reclamare frodi elettorali insistendo di essere lui il vincitore e attuando azioni legali affinché avvenissero riconteggi che, però, si sono rivelati inutili in quanto il candidato più votato è stato comunque il suo avversario Joe Biden. Il 14 Dicembre vi è stata quindi l’elezione ufficiale di Joe Biden da parte del Collegio Elettorale, composto dai Grandi Elettori eletti dai cittadini. In questo 2021 vedremo quanto Biden sarà in grado di invertire la rotta degli US rispetto a quanto ha fatto Trump in questi quattro intensi anni di governo e se sarà in grado di ricucire i profondi strappi presenti nella società statunitense.

3. Le proteste in Bielorussia per le elezioni libere e la fine della dittatura
Negli ultimi anni ci sono stati diversi report su come, nel mondo, la democrazia stesse vivendo un periodo di declino in favore di regimi illiberali o peggio. Ma nel 2020, questo non è stato il caso della “ultima dittatura in Europa”, la Bielorussia. Il 9 di Agosto, il presidente bielorusso e dittatore de facto Alexander Lukashenko si è proclamato per la sesta volta vincitore delle elezioni presidenziali con oltre l’80% delle preferenze. La reazione del popolo bielorusso non si è fatta attendere e a migliaia si sono riversati nelle strade per protestare fino ad oggi contro l’ennesima falsificazione dei voti e il riconoscimento della vittoria della leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, moglie di candidato presidenziale arrestato per impedirne la partecipazione alle elezioni. Nelle proteste oltre 17000 cittadini sono stati arrestati e picchiati con violenza dalle autorità bielorusse. A seguito di questi fatti non si sono fatte troppo attendere delle azioni da parte dell’Unione Europe che ha imposto delle sanzioni mirate ai membri del governo e che, insieme al Regno Unito e agli Stati Uniti, ha chiesto che nuove e libere elezioni si tenessero nel paese. Fino ad oggi Lukashenko ha resistito alla forza delle proteste grazie all’appoggio politico (e non solo) fornito dal Russia di Putin e a un ampio apparato di sicurezza che però, secondo recenti indiscrezioni, sembrerebbe essere sempre più vicino ad un punto di crisi interna. Se così avvenisse, il 2021 potrebbe essere un anno ancora più storico per il futuro della Bielorussia.

2. La crisi climatica continua e peggiora 
Devastanti incendi, cicloni più forti, siccità e invasioni di locuste. Anche questo 2020 non è stato un anno felice per l’emergenza climatica e l’inizio non è stato dei migliori. Sono stati infatti estremamente distruttivi gli incendi che hanno colpito l’Australia anche a inizio anno e che hanno causato la morte di circa 3 milioni di animali selvatici e l’incendio di oltre 10 milioni di ettari di territorio. Nel mentre, forti tempeste tropicali hanno colpito Stati Uniti, America Centrale e Asia quando invece il deserto del Sahara ha visto un’ulteriore espansione della sua superfice. Sempre in Africa poi, nella calda area del Corno d’Africa si sono verificate invasioni di locuste come non si vedeva da 70 anni e che hanno causato una crisi alimentare poiché hanno divorato ettari di coltivazioni.
Infine, per quanto la pandemia di coronavirus abbia bloccato molte attività e quindi causato anche una caduta delle emissioni inquinanti, questo evento è stato comunque insufficiente a invertire la rotta rispetto agli scorsi decenni di emissioni in aumento, con lo stesso anno 2019 che aveva registrato record di emissioni e un 2021 che, alla ricerca di una ripresa economica, potrebbe mettere in secondo piano il rispetto ambientale. La crisi climatica è sempre più grave, bisogna agire adesso.

1. La pandemia di Covid-19
In cima alla lista degli eventi, non ultimo per importanza (e come potrebbe essere altrimenti) c’è la pandemia di coronavirus. Un evento drammatico e dirompente come il mondo non aveva conosciuto da un secolo, da quando visse la pandemia dell’influenza spagnola (che poi non era originaria della Spagna, ma questa è un’altra storia). E, per quanto imponente, questa crisi sanitaria è nata da una cosa piccola e lontana dai riflettori nella sua fase iniziale. Tutto è cominciato a Dicembre 2019 (sembra una vita fa) con alcune notizie provenienti dalla Cina sulla diffusione nella città di Wuhan di un virus in grado di causare una polmonite grave e che, l’11 Gennaio 2020 ha causato la morte della sua prima vittima. Dopo un anno, quel virus è stato capace di cambiare il mondo per come lo conoscevamo. In alcune recenti stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, un’organizzazione diventata centrale nella lotta al virus, oltre il 10% della popolazione mondiale avrebbe subito un’infezione da Covid-19 e oltre 1,7 milioni di persone sarebbero state uccise da questo agente virale. La crisi  che ne è conseguita non è stata solo sanitaria, con i sistemi sanitari di tutto il mondo messi a dura prova quando non completamente sopraffatti, ma è stata anche economica: l’introduzione di quarantene nazionali con obblighi di non spostarsi hanno causato un crollo delle attività economiche e causato una forte crescita dei tassi di povertà in tutto il mondo. Alcune nazioni, come Taiwan e la Nuova Zelanda, sono state così in grado di fermare l’avanzata del virus e contenerlo in numeri molto ristretti. Ma per la maggior parte dei paesi non è andata così, con gli Stati Uniti in cima alla lista dei paesi più gravemente colpiti dalla pandemia anche a causa delle misure scoordinate e tardive per contenere i contagi oltre che ad un sistema sanitario privato non in grado di sostenere adeguatamente un’enorme quantità di casi d’infezione. Alla fine dell’anno però è arrivata la notizia che in molti aspettavano con apprensione, ovvero la realizzazione da parte dell’azienda tedesca Biontech di un vaccino, verificato e supportato da evidenze scientifiche in tempi record. La palla adesso è in mano ai governi nazionali, alla Commissione Europea e all’OMS che dovranno essere in grado di distribuire efficacemente il vaccino senza lasciare indietro i paesi più poveri del mondo. Dalla pandemia di Covid-19 o ne usciremo tutti insieme o non avrà fine. Ma non finisce qua, dobbiamo infatti imparare il più possible da questa esperienza per prepararci al futuro, è ragionevole pensare che questa pandemia non sarà l’ultima dell’era umana.

Questi sono stati gli eventi più significativi e importanti del 2020 secondo noi e molti altri. E secondo voi? Condividete il nostro elenco dei 10 eventi più importanti dell’anno o cambiereste qualcosa? Fatecelo sapere nei commenti e… Buon 2021!

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Pubblicato da Lorenzo Stefani

Giovane, italiano ed europeo. Appassionato di tecnologia, politica internazionale e natura.

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