NPL: non performing loans, di cosa si tratta?

Il presente breve elaborato non ha certamente l’obiettivo di costituire una guida completa ed esaustiva sul vastissimo mondo giuridico ed economico degli NPL, ma lo scopo principale è quello di dare luce ad una realtà esistente e spesso trascurata che tuttavia può costituire un’importante sbocco professionale oltre che una forma di investimento.

Gli NPL (non performing loans), o conosciuti anche come crediti deteriorati o prestiti non performanti o sono, appunto, crediti delle banche (es. mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente (in tutto o in parte).

In sostanza, si tratta di crediti delle banche per i quali la riscossione è incerta sia in riferimento al rispetto della scadenza sia all’ammontare dell’esposizione di capitale.

I non performing loans si distinguono in varie categorie che la Banca d’Italia ha così indicato (in ordine decrescente di rilevanza):

  • sofferenze (Bad loans);
  • inadempienze probabili (Unlikely-to-pay exposures, Utp);
  • esposizioni scadute e/o sconfinate (Overdrawn and/or past-due exposures).

Tale classificazione in tre categorie è la medesima prevista dai criteri contabili adottati dal Single Supervisory Mechanism e dal’Autorità bancaria europea.

Nel marzo 2017 la Banca Centrale Europea ha emanato delle linee guida rivolte alle banche significant contenenti norme per incentivare un rapido smaltimento degli NPL, alle quali è seguito, nel gennaio 2018, un analogo documento emanato dalla Banca d’Italia e rivolto agli istituti less significant.

Per fare riferimento all’aspetto giuridico, la norma certamente più rilevante è l’art. 58 del Testo Unico Bancario, la quale può essere considerata la norma di riferimento cui fanno capo le operazioni di cessione in blocco di crediti deteriorati.

Ricomprendere la gestione degli NPL all’interno dell’ambito operativo dell’art. 58 TUB contribuisce a soddisfare due distinte e complementari esigenze:

  • ricomprendere le operazioni di cessione nell’ambito del controllo dell’Autorità di vigilanza;
  • facilitare la realizzazione degli effetti della cessione mediante la semplificazione degli adempimenti, soprattutto nei riguardi dei debitori ceduti.

Queste posizioni in perdita devono essere integralmente coperte dalle aziende di credito (con il tasso di copertura che varia in base alla categoria, alle garanzie e alle indicazioni dell’autorità di vigilanza) ed esse possono essere risolte direttamente oppure le posizioni possono essere cedute a prezzi di saldo, solitamente lotti numerosi a fronte di denaro liquido, a società che studiano la composizione del portafoglio e valutano le probabilità di riscossione dei crediti deteriorati sulla base delle informazioni commerciali dei soggetti debitori (fallimento, insolvenza senza fallimento, ritardo nei pagamenti).

Solitamente questi “pacchetti” di crediti vengono ceduti a terzi ad un valore inferiore rispetto a quello originario, ma ciò permette di limitare le perdite per le banche e trarre in ogni caso un profitto, anche se non certo. Per gli acquirenti il guadagno risiede nel fatto che tali “pacchetti” possono essere oggetto di attività di recupero crediti (es. mediante pignoramenti) oppure possono essere ulteriormente ceduti ad un terzo soggetto che a sua volta si comporterà come il primo acquirente.

Non è inusuale che queste società tentino con il debitore di raggiungere un accordo a saldo e stralcio della posizione ad un prezzo superiore a quello di acquisto, ma comunque vantaggioso per il debitore. Un esempio chiarirà tutto (per semplicità si fa riferimento ad un solo credito ceduto, ma la cessione, solitamente, avviene in massa).

Es. la banca Alfa ha un credito deteriorato nei confronti di Tizio per € 100.000,00. Alfa, per monetizzare tale credito e non dover intraprendere l’iter di esecuzione forzata, vende ad una società Beta il suddetto credito ad € 30.000,00. Beta a questo punto potrà decidere o di avviare l’esecuzione mediante pignoramenti o di avviare una trattativa al fine di concordare con Tizio il versamento di una somma a chiusura tombale della vicenda. Verosimilmente, Beta tenterà di concludere l’accordo ad una somma superiore ad € 30.000,00 il che, comunque, per Tizio costituirà un vantaggio.

Per sorvegliare il rischio a livello nel sistema bancario, la Banca d’Italia, ha dato vita alla Centrale dei rischi, un archivio nel quale confluiscono le posizioni debitorie di ogni soggetto nei confronti di tutti gli intermediari in modo da permettere, per ogni debitore, il calcolo della posizione globale di rischio e consentire agli uffici di vigilanza di Bankitalia di monitorare la stabilità del sistema creditizio e agli intermediari di controllare la solvibilità dei clienti, prima di fare affidamenti, per evitare di erogare credito a soggetti già insolventi od eccessivamente esposti.

Per rendere un’idea del peso degli NPL all’interno dell’economia italiana e globale basta pensare al fatto che Katia Mariotti, Responsabile Direzione Centrale NPL Banca Ifis, ha dichiarato nel corso di #reitaly2021 Winter Forum che “Il 2020 si è chiuso con transazioni di #npl per 38 miliardi di euro. La metà di queste operazioni ha riguardato le operazioni secured. L’immobiliare è dunque centrale in questo mercato”.

FONTI: ilsole24ore.com; dirittobancario.it; startmag.it; publicpolicy.it.

Pubblicato da Lorenzo Pelagatti

24 anni. Attualmente: praticante avvocato abilitato. Laureato in giurisprudenza (2020). Tutor didattico Unifi Giurisprudenza (2020). Tutor per l'orientamento Unifi (2019 - 2020).

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