DI SANPA E DI TOSSICODIPENDENZA

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“Ma lei ha mai pensato che i suoi metodi ledono nel profondo la dignità umana? Per fare del bene puoi usare qualunque metodo? Non c’è limite?” si fonda su questa domanda la docu-serie SanPa che racconta in cinque episodi la storia della comunità di recupero per tossicodipendenti di San Patrignano fondata da Vincenzo Muccioli nel 1978 a Coriano, in provincia di Rimini. La docu-serie è stata realizzata attraverso 180 ore di interviste, con immagini tratte da 51 differenti archivi. Il momento storico e sociologico è quello dell’Italia fine anni ’70, la mafia sta inondando le strade di eroina, arrivano in Italia le droghe pesanti; la droga a basso costo minaccia di distruggere una generazione. È un momento di crisi: i movimenti giovanili si sfaldano, si sgretolano le utopie collettive, sorgono grandi crisi esistenziali. Se in un primo momento l’uso di sostanze era legato alla filosofia hippie, adesso, considerando gli interessi economici che ci sono dietro, il controllo dello spaccio viene assunto dalla malavita: “arriva l’eroina per addormentare i sogni di ognuno”.

Di Sanpa e di verità hanno parlato in moltissimi: ex ospiti, ex conoscenti, parenti, sostenitori, nemici. Quali sono le verità di San Patrignano? Qual è il rapporto di Muccioli con la verità?

“il rapporto di SanPa con la verità è entrato in crisi nel momento in cui SanPa ha pensato che la sua immagine pubblica fosse più importante della sua immagine interiore, perché l’immagine pubblica faceva più impressione, più colpo, ma quella è la strada della perdizione.

Perdi la tua anima, la tua verità, che è una verità sempre molteplice, sempre sfuggente, sempre contraddittoria… Se chiudi la porta a quella verità chiudi la porta alla vita, smetti di evolverti” (Fabio Cantelli, ex ospite di San Patrignano)

Ad un certo punto capimmo che qualcosa ci stava sfuggendo dalle mani, ed era lui, Vincenzo”. Con l’ingrandirsi della comunità Muccioli non riesce più a seguire i singoli ragazzi come al tempo della fondazione; delega altri, perde il contatto con la realtà, non tollera i fallimenti e cerca di coprirli con le menzogne, con la logica del controllo. San Patrignano era la sua opera e pur di difenderla non riuscì ad ammettere gli errori, ma scelse la logica dell’assedio: o con noi o contro di noi, una logica suicida.

L’arrivo dell’AIDS, i due suicidi e l’omicidio di Maranzano segnano progressivamente la fine di Muccioli.

“Per il tossicodipendente la droga è la vita, serve costruire un mondo alternativo” Vincenzo Muccioli uomo carismatico, punto di riferimento per i “suoi ragazzi”, un santone “Muccioli non mi faceva paura, era semplicemente Dio che stava passando e ci salutava”. Era però anche misogino, narcisista, megalomane fino ad arrivare al delirio di onnipotenza. Uomo a cui sicuramente va riconosciuto il merito di una grande intuizione che permette a San Patrignano di esistere ancora adesso: occuparsi dei tossicodipendenti e della loro sofferenza, della quale lo Stato non si curava, per la quale lo Stato era totalmente assente. Muccioli si è fatto carico di una problematica emersa in maniera improvvisa davanti alla quale le istituzioni si erano trovate impreparate.

Se è vero quindi che San Patrignano va a colmare un vuoto effettivamente esistente, bisogna però parlare del “metodo San Patrignano”: si parla di violenza, di forza come terapia alla tossicodipendenza, di interventi coercitivi strutturati. Se negli anni ’70 si poteva pensare che questo metodo potesse essere funzionale, oggi pensare che la violenza possa essere utilizzata come metodo terapeutico per la cura di persone tossicodipendenti è inammissibile. Un grande limite di San Patrignano è che Muccioli non si avvalse, almeno per i primi anni, della consulenza di medici, psicologi, specialisti, ma l’unica cura era la cura peer to peer: ex tossicodipendenti, considerati ormai “forti”, diventavano mentori per i nuovi arrivati. Poteva essere utile, ma non poteva bastare, servivano esperti che strutturassero un metodo di cura, un metodo terapeutico.

L’organizzazione Mondiale della Sanità definisce la tossicodipendenza come malattia, cronica e recidivante, resistente al trattamento. La tossicodipendenza è difficile da affrontare ed è difficile guarire dalla tossicodipendenza; non è possibile farlo applicando la violenza. E nemmeno utilizzando la contenzione, sicuramente non nel modo in cui veniva utilizzata a San Patrignano. Se anche la contenzione fosse stata l’unica strada percorribile nel caso di fortissime crisi di astinenza, e non è detto che ciò sia condivisibile, doveva essere attuata in ambienti dignitosi, puliti, da dove non si potesse uscire, ma arieggiati e illuminati. Questo è molto diverso da ciò che si vede in SanPa, che rimanda invece alla tortura, al sequestro di persona e viola completamente l’etica. Se anche la contenzione era l’unico modo, il “come” veniva attuata è indifendibile. Crolla l’idea di Muccioli del curare i tossicodipendenti con amore. In quelle circostanze le persone non venivano trattate con amore, non venivano nemmeno trattate come persone. Viene a mancare ogni forma di dignità e di libertà possibile; Andrea Delogu, figlia di Walter Delogu, braccio destro di Muccioli, che ha vissuto in comunità fino all’età di sette anni, della sua infanzia dice “io ero libera in una comunità chiusa, loro erano chiusi in un mondo libero.”

E libertà significa anche libertà di allontanarsi da un posto, di fuggire e andare incontro al proprio destino, anche alla propria rovina eventualmente (Stefania Andreoli, psicoterapeuta).

“A San Patrignano stava la feccia della società”. Quello che oggi rischiamo di portarci dietro è l’idea antiscientifica e antiumana che il tossicodipendente sia un vizioso che manca di volontà. Chi fa uso di sostanze stupefacenti e ne diventa dipendente è invece una persona con una patologia importante, con un grandissimo disagio, con una sofferenza profonda.

Le sostanze sono potentissimi anestetici. Le persone che abusano di sostanze lo fanno perché con le sostanze stanno, anche per un tempo brevissimo, meglio di quanto starebbero senza. La droga, paradossalmente, non è il problema, ma la soluzione, è il modo che queste persone trovano per vivere, per sopravvivere un po’ meglio.

Docu-serie Netflix Sanpa

“La Collina”, Andrea Delogu, Fandango libri, 2014

Video – Stefania Andreoli (psicoterapeuta)

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