Giornata mondiale della natura: corridoi ecologici contro la frammentazione degli habitat

Oggi – 3 Marzo 2021 – si celebra la Giornata Mondiale della Natura (World Wildlife Day) (Fig.1), una ricorrenza istituita nel 2013, durante la 68esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per increscere la consapevolezza sull’importanza di piante e animali selvatici. La scelta del giorno non è casuale, ma ricorda la data in cui fu firmata la Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie a Rischio (CITES) – 3 Marzo 1973. La giornata è presieduta proprio da CITES, in collaborazione con altre importanti organizzazioni mondiali, tra le quali figurano Food and Agriculture Organization (FAO), International Union for the Conservation of Nature (IUCN) e Convention on Biological Diversity (CBD). Le celebrazioni si svolgono, solitamente, nella sede centrale delle Nazioni Unite di New York, mentre quest’anno, causa COVID-19, gli eventi organizzati saranno esclusivamente online.

Il tema della Giornata Mondiale della Natura del 2021 è l’importanza delle foreste come mezzo per il sostentamento del pianeta, sia per quanto riguarda i servizi ecosistemici connessi con la popolazione umana (con particolare attenzione verso popoli indigeni e comunità locali situate nei pressi delle foreste) che per il mantenimento della biodiversità. L’obiettivo è quello di sensibilizzare e promuovere modelli di gestione delle foreste e pratiche sostenibili che rispettino la natura e le specie che la popolano.


Fig.1: Poster World Wildlife Day 2021 (Fonte: Sito Wildlife Day)

Secondo uno studio pubblicato da Haddad e collaboratori nel 2015, il 70% delle foreste rimanenti sul pianeta presentano un margine forestale a meno di 1 km, mentre il 20% a meno di 100 m. Il margine è solitamente rappresentato da un terreno agricolo, da un’area urbanizzata o da altri tipi di ecosistemi modificati. La distruzione della superficie forestale, trasformata dall’uomo in una matrice di terreno differente, porta ad una frammentazione degli habitat, in cui gli habitat stessi vengono suddivisi in un mosaico composto da parti più piccole, isolate tra di loro. Negli ultimi 35 anni le ricerche in ambito ecologico hanno mostrato che la frammentazione degli habitat causa una riduzione della biodiversità dal 13 al 75%. Sorge quindi la necessità di implementare le connessione tra gli habitat per la conservazione degli ecosistemi.

Uno strumento fondamentale per la salvaguardia delle foreste è quello della protezione delle aree. La IUCN definisce un’area protetta come “un’area geografica ben definita, riconoscibile, gestita secondo la legge con l’obiettivo della conservazione della natura a lungo termine con i suoi servizi ecosistemici e il suo valore culturale”. Queste, Secondo la Classificazione Internazionale delle Aree Protette (IUCN), possono essere suddivise in sei categorie: Riserva naturale integrale (Ia), Area ad elevata naturalità (Ib), Parco nazionale (II), Monumento naturale (III), Area di conservazione di habitat/specie (IV), Paesaggio terrestre/marino protetto (V) e Area Protetta per la gestione sostenibile delle risorse (VI). I dati relativi alle aree protette di tutto il mondo sono inseriti nel World Database on Protected Area (WDPA).

Ogni due anni viene pubblicato il Protected Planet Reports, uno studio che analizza lo stato delle aree protette presenti all’interno del WDPA. Nell’ultimo lavoro si evidenzia la presenza di 257˙889 aree protette in tutto il mondo, per una superficie complessiva di 20˙749˙121 km2, corrispondente al 15,4% della superficie del suolo terrestre (Fig.2).


Fig.2: Distribuzione spaziale delle aree protette (Fonte: UNEP-WCMC and IUCN, 2018).

All’interno del Protected Planet Reports viene citato uno studio di Saura e collaboratori del 2017, in cui si analizza la connettività tra le varie aree protette, mediante un indicatore chiamato Protected Connected (ProtConn). L’indicatore misura la percentuale di aree protette connesse tra di loro all’interno di una nazione, tenendo in considerazione le possibilità di ciascuno Stato, escludendo quindi confini naturali come mari e oceani o terre straniere. La connessione degli habitat risulta necessaria per facilitare processi ecologici e evoluzionistici su larga scala, come il flusso genetico, le migrazioni e lo spostamento progressivo di alcune specie. L’importanza della connessione tra habitat è riconosciuta anche dal Target Aichi 11, uno dei 20 obiettivi identificati durante la conferenza di CBD del 2010, all’interno del piano strategico della biodiversità (2011 – 2020). Il Target Aichi 11 propone l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 almeno il 17% della superficie terrestre come area protetta – intesa come “area gestita, ecologicamente rappresentativa e ben connessa in un sistema con le altre aree protette”.

I risultati dello studio mostrano come il 7,5% della superficie terrestre globale rappresenti un’area protetta connessa, e che quindi soltanto la metà delle aree protette nel mondo (che occupano circa il 15% della superficie terrestre) possano considerarsi ben collegate tra di loro. Osservando la cartina con i valori dell’indice per nazione (Fig.3), possiamo notare un’elevata eterogeneità; confrontandoli poi con il Target Aichi 11 notiamo che questo viene raggiunto e superato (classi in verde) in poche nazioni.


Fig.3: Misura dell’indice ProtConn in percentuale per nazione. Le due classi in verde rappresentano le nazioni che hanno superato il Target Aichi 11 (Fonte: Saura et al., 2018).

Una delle strategie maggiormente utilizzate per combattere la frammentazione degli habitat è quella dei corridoi ecologici, intesi come strisce di habitat che connettono due differenti aree isolate. L’obiettivo dei corridoi ecologici è quello di mantenere le popolazioni delle specie di piante e animali presenti in un determinato habitat, incrementando gli interscambi di individui, promuovendo il flusso genetico e riducendo le fluttuazioni delle popolazioni (Tewksbury et al., 2002).

Un esempio di corridoio ecologico è il Kilpura-Khatima-Surai (KKS) (Fig.4) nel nord dell’India, situato all’interno del Terai Arc Landscape (TAL), un complesso di 14 aree protette tra India e Nepal. Il Kilpura-Khatima-Surai si estende complessivamente su una superficie di 130 km2 per un lunghezza – da nord a sud – di 22 km. Il corridoio viene utilizzato da diverse specie di grandi mammiferi, tra cui tigri ed elefanti. All’interno delle foreste di Kilpura, Khatima e Surai sono presenti anche importanti specie di alberi come Shorea robusta, Mallotus phillipinensis e Terminalia alata.

In uno studio pubblicato da Anwar e Borah nel 2020, viene analizzata la funzionalità del Kilpura-Khatima-Surai in relazione alla tigre (Panthera tigris). Il corridoio ecologico infatti, risulta di fondamentale importanza per questa specie, rappresentando l’unica via di connessione tra due importanti siti riproduttivi del felino, il Nandhour Wildlife Sanctuary e il Pilibhit Tiger Reserve. Per verificare la presenza dell’animale è stato effettuato un monitoraggio utilizzando fototrappole, posizionate in una griglia con maglie di 2×2 km2 per un totale di 30 stazione nel 2012, mentre nel 2014 in maglie da 1,43×1,43 km2 per un totale di 66 stazioni.


Fig.4: Corridoio ecologico Kilpura-Khatima-Surai. (in verde: foresta; in blu: corpi idrici; in bianco: suolo non forestale) (Fonte: Anwar & Borah, 2020)

I risultati complessivi mostrano come le fototrappole abbiamo documentato, durante i due periodi di monitoraggio, la presenza di 17 differenti individui di tigre, all’interno di tutte e tre le foreste Kilpura, Khatima e Surai. Si ha quindi l’evidenza dell’utilizzo e della funzionalità del corridoio ecologico per quanto riguarda la tigre. Inoltre, le fotocamere hanno immortalato la presenza di altre specie di animali selvatici, tra cui alcune endemiche: leopardo, gatto della giungla, gatto rugginoso, orso labiato, antilope azzurra, cervo pomellato, sambar, muntjac e maiale selvatico.

In alcuni casi, anche un semplice sottopassaggio può funzionare come un piccolo corridoio ecologico. Le strade rappresentano infatti delle barriere per i movimenti della fauna locale, presentando dei rischi sia per le specie selvatiche che per l’uomo. Un articolo pubblicato nel 2004 da Ng e collaboratori, va ad indagare l’utilizzo di sottopassaggi autostradali nei pressi di Los Angeles, California. Nello studio vengono presi in considerazione 15 potenziali passaggi che attraversano 3 grandi autostrade (Fig.5); alcuni di questi tunnel erano stati identificati come potenziali corridoi ecologici, ma nessuno di essi è stato costruito con l’obiettivo specifico di facilitare i movimenti degli animali selvatici.


Fig.5: Area di studio (Fonte: Ng et al., 2004).

Per il monitoraggio, durato un anno, sono state utilizzate fototrappole con flash automatico e strisce di gesso per marcare le impronte degli animali. I risultati mostrano come i sottopassaggi siano regolarmente utilizzati da molte specie di animali selvatici, per la maggior parte mammiferi di medie o grandi dimensioni come cervi, coyote, linci, procioni e opossum. I ricercatori concludono lo studio suggerendo un incremento del numero dei sottopassaggi autostradali, con la progettazione di tunnel appositi per la fauna selvatica locale. Questa è la dimostrazione che, in alcune situazioni, bastano pochi accorgimenti per ridurre gli impatti sulla biodiversità causati dalla frammentazione degli habitat.

Fonti:

  • Anwar, Meraj, and Jimmy Borah. “Functional status of a wildlife corridor with reference to Tiger in Terai Arc Landscape of India.” Tropical Ecology (2020): 1-7.
  • Haddad, Nick M., et al. “Habitat fragmentation and its lasting impact on Earth’s ecosystems.” Science advances 1.2 (2015): e1500052.
  • Ng, Sandra J., et al. “Use of highway undercrossings by wildlife in southern California.” Biological Conservation 115.3 (2004): 499-507.
  • Saura, Santiago, et al. “Protected area connectivity: Shortfalls in global targets and country-level priorities.” Biological conservation 219 (2018): 53-67.
  • Saura, Santiago, et al. “Protected areas in the world’s ecoregions: How well connected are they?.” Ecological indicators 76 (2017): 144-158.
  • Tewksbury, Joshua J., et al. “Corridors affect plants, animals, and their interactions in fragmented landscapes.” Proceedings of the national academy of sciences 99.20 (2002): 12923-12926.
  • UNEP-WCMC, IUCN and NGS (2021). Protected Planet Live Report 2021. UNEP-WCMC, IUCN and NGS: Cambridge UK; Gland, Switzerland; and Washington, D.C., USA.
  • https://cites.org
  • https://www.cbd.int
  • https://www.iucn.org
  • https://www.wildlifeday.org

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: