Van Gogh, il giallo e i digitalici

Vincent Van Gogh (1853-1890) è certamente uno degli artisti più noti al mondo. La sua pittura, così unica ed emotiva, lo rende riconoscibile anche a chi non ha specifiche conoscenze in materia artistica. Resa naturalistica e intensità visionaria sono diventate cifre indistinguibili dei suoi dipinti. La sua vita inquieta e il tragico suicidio lo hanno poi reso una vera e propria icona della modernità, simbolo del disagio esistenziale che affligge l’uomo. Con Van Gogh comincia il dramma dell’artista che si sente escluso da una società che non utilizza il suo lavoro e ne fa un disadattato, candidato alla follia e al suicidio. Non è pittore per vocazione, ma per disperazione: è un artista convinto che la pittura debba assolvere un ruolo sociale, per questo fa proprio l’aspro linguaggio del realismo. A trent’anni si rivolta, la sua rivolta è la pittura: la pagherà però con il manicomio e con il suicidio.

Van Gogh soffriva di epilessia e un medico contrastava i suoi attacchi epilettici mediante l’utilizzo di digitalici. Diverse teorie attribuiscono lo stile cromatico di Van Gogh alla xantopsia digitalica o intossicazione digitalica. Si tratta un avvelenamento che si verifica quando vengono assunte dosi eccessive di digossina, digitossina o altra sostanza digitalica. I digitalici sono farmaci estratti dalla pianta della Digitale.

L’intossicazione cronica era infatti accompagnata da una patologia, la xantopsia, in grado di compromettere le normali percezioni sensoriali e produrre la visione gialla degli oggetti bianchi, nonché disturbi visivi come aloni verdi o gialli intorno alle luci.

Il giallo, in effetti, sembra il colore predominante della produzione artistica del pittore olandese. Basti pensare ai Girasoli (1888-89), La Sedia (1888), Campo di grano con volo di corvi (1890), ma soprattutto La notte stellata, capolavoro di van Gogh, dominato da blu e gialli vividi applicati con verve gestuale e immediatezza.

Il dipinto, nonostante l’apparenza impetuosa, è sorretto da una salda composizione. Il giallo delle stelle e della Luna ritorna vigorosamente negli accentuati aloni luminosi intorno alle luci degli astri e in una serie di onde gialle che sottolineano la linea diagonale delle montagne, come se la Via Lattea fosse calata sull’orizzonte. Infine, le luci artificiali brillano gialle dalle finestre delle case.

1889, olio su tela, cm 73,7 x 92,1. New York, The Museum of Modern Art (MoMa)

In una lettera datata 16 giugno 1889 van Gogh raccontava al fratello di aver appena ultimato Notte Stellata, preceduto da altre due scene notturne risalenti all’anno precedente, Cielo stellato sul Rodano e Terrazza del Caffè la sera. La notte stellata è la raffigurazione di un paesaggio visto dalla stanza dell’istituto di salute mentale a Saint-Remy-de Provence, dove il pittore era stato ricoverato a causa della sua malattia e della sua amputazione all’orecchio e dove sarebbe rimasto per quasi due anni. Secondo la maggioranza delle interpretazioni, il paesaggio con le montagne e il paese provenzale è quello che l’artista poteva scorgere dalla propria stanza. Secondo altri studiosi, invece, il piccolo villaggio raffigurato in basso a destra non sarebbe stato presente nella zona della Provenza, ma con più probabilità, sarebbe una zona urbana molto simile a quelle che si vedevano in Olanda, molto simili ai paesi che Vincent aveva visto durante la sua infanzia. Altri ancora ritengono che questa scena sia unicamente frutto dell’immaginazione di van Gogh.

L’immagine possiede una forza straordinaria e l’artista ricorre ad un segno pittorico materico, agitato e quasi aggressivo. A sinistra la scena è chiusa da un cipresso che, stagliandosi contro il cielo notturno, agisce come un intermediario vegetale tra la vita e la morte. A fianco del solitario cipresso troviamo un piccolo paesino che, disperdendosi su una vallata, sembra perduto nell’immensità del movimento cosmico che fluisce sopra di esso: i caseggiati sono generalmente bassi, fatta eccezione per un campanile, che riprende la verticalità del cipresso. A destra vigoreggia la ricca vegetazione degli ulivi, mentre sullo sfondo si estende il profilo diagonale e ondulato delle Alpilles, importante catena montuosa del Meridione francese.

Colpisce il cielo, che occupa due terzi del quadro: punteggiato dalle stelle, dalla falce lunare e da una vorticosa scia spiraliforme, esso è uno schermo emotivo e drammatico degli ultimi giorni di vita di van Gogh, una proiezione del proprio tormentato stato interiore. Questa proiezione è rafforzata dal cipresso in primo piano, la cui forma rima con il lungo tetto appuntito del campanile.

Nella resa del cielo l’artista sembrava far tesoro di nozioni astronomiche popolarizzate di recente, per esempio la Luna è accompagnata da Venere al suo massimo splendore. Dilatati oltre misura, gli astri incombono sul villaggio addormentato. Sebbene alcune caratteristiche del cielo siano state ricostruite come osservate, l’artista ha alterato le forme celesti e ha aggiunto un senso di luminosità.

Rappresentazione in movimento de La Notte stellata.

Nei suoi dipinti Van Gogh cercava sempre il contatto diretto con la realtà naturale, allontanandosi dalla pittura di contenuto simbolico e frutto dell’immaginazione elaborata da Paul Gaugin ed Emile Bernard nella seconda metà degli anni Ottanta. Nonostante tale intento, van Gogh ha assegnato alla notte e alla natura un linguaggio emotivo che li ha portati lontano dalle loro apparenze reali. Di conseguenza, il risultato è tutt’altro che realistico. La potente immaginazione di Vincent trasformò la veduta notturna in una specie di evento cosmico: il cielo appare rischiarato da una moltitudine di comete, che girano vorticosamente, creando una serie di gorghi luminosi e il villaggio di Arles risulta immerso in un’atmosfera soprannaturale. Van Gogh ha dunque manipolato la veduta notturna con mezzi plastici, interiorizzandola e trasformandola in una potente visione onirica in cui poter fare affiorare le sue emozioni, le sue paure, i suoi viaggi dell’anima.

La notte stellata resta una delle opere d’arte più amate e conosciute dal mondo contemporaneo. Ognuno di noi si sarà imbattuto almeno una volta nella vita in questo splendido dipinto, divenuto una vera e propria icona della pittura occidentale.

Rappresentazione in 3D del dipinto.

FONTI:

I classici dell’arte. Van Gogh, Rizzoli (Corriere della Sera), 2003;

Settis S. e Montanari T., Arte. Una storia naturale e civile, Einaudi, 2019;

https://www.analisidellopera.it/vincent-van-gogh-notte-stellata/;

https://www.nurse24.it/specializzazioni/emergenza-urgenza/intossicazione-digitalica-sintomi-trattamento.html;

http://blog.timeoutintensiva.it/varie/i-gialli-di-van-gogh-ovvero-come-l%E2%80%99epilessia-e-spesso-associata-alla-genialita/;

https://www.recentiprogressi.it/archivio/3163/articoli/31450/.

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