America first, America egoista

Milioni di dosi di vaccino AstraZeneca e J&J sono bloccate nei depositi statunitensi in attesa di autorizzazione. Nel mentre in Europa e nel mondo chi ha già autorizzato il vaccino è a corto di fiale ma l’amministrazione Biden non vuole esportare.

Biden in un meeting alle McGregor Industries a Dunmore, US, 2020.
Il logo è stato aggiunto in fotoritocco imitando il famoso logo America First di Donald Trump.
Immagine originale Spencer Platt / Getty Images

Decine di milioni di dosi di vaccino AstraZeneca sono bloccate nei depositi statunitensi in attesa che ne venga autorizzato l’uso da parte dell’ente regolatore statunitense, la Food and Drug Administration (FDA). Nel mentre in Europa e nel mondo diversi paesi hanno già dato il via libera all’uso del vaccino e sono a corto di fiale ma l’amministrazione Biden non è al momento intenzionata ad esportare.

Il destino di quelle dosi di vaccino di AstraZeneca è oggetto di un intenso dibattito tra la Casa Bianca e i funzionari sanitari federali, con alcuni che sostengono che l’amministrazione dovrebbe lasciarle andare all’estero dove sono disperatamente necessarie mentre altri non sono ad ora disposti a cederle. La stessa azienda AstraZeneca è coinvolta in questo confronto e ha chiesto al governo statunitense di considerare attentamente la possibilità di lasciare che le dosi possano essere esportate in Europa e in altre nazioni che ne hanno fatto richiesta e ne hanno urgente necessità.

Nel solo impianto a West Chester, Ohio, ci sarebbero 30 milioni di dosi già pronte per l’export, mentre nel Maryland un’azienda che produce il vaccino per conto di AZ avrebbe altre decine di milioni di dosi pronte per essere confezionate. Ma perché queste dosi sono inutilizzate?

Sebbene il vaccino di AstraZeneca sia già stato autorizzato nell’Unione e in altri paesi, secondo un portavoce dell’azienda, il suo studio clinico negli Stati Uniti non ha ancora prodotto risultati. L’azienda ha quindi chiesto all’amministrazione Biden di permetterle di esportare le dosi già pronte all’Unione Europea, dove non ha rispettato i suoi impegni originali di fornitura, impegnandosi a portare avanti la produzione negli US per fornire nuove dosi in tempo utile. La Casa Bianca ha negato la richiesta, ha detto un funzionario. Anche alcuni funzionari federali hanno fatto pressioni sull’amministrazione Biden affinché nelle prossime settimane venga presa una decisione sullo sblocco dell’export e che venga indirizzato verso altri paesi gravemente colpiti al pari degli US come Brasile, Regno Unito e l’Unione Europea.

Perché questi rifiuti? Gli Stati Uniti sono ancora oggi la nazione più colpita per numero di infetti e di decessi, il presidente insediatosi a gennaio ha promesso di vaccinare tutti gli adulti statunitensi entro fine maggio e vuole tenersi disponibile ogni opzione possibile, anche quelle ereditate dall’amministrazione Trump.
Infatti, lo scorso maggio Trump aveva garantito più di 1 miliardo di dollari ad AstraZeneca per lo sviluppo e la produzione di 300 milioni di dosi del suo vaccino, uno dei primi ad essere creati e che ai funzionari statali appariva come il miglior candidato per iniziare la campagna vaccinale. Ma così non è stato.

A causa sia di errori di comunicazione da parte di AstraZeneca con la FDA e sia della disponibilità di nuovi vaccini realizzati da altre aziende, l’attuale amministrazione USA si è trovata nella condizione di preferire l’acquisto di dosi di vaccini già autorizzati dall’ente e lasciando così in secondo piano e in disparte AZ. Gli Stati Uniti potrebbero avere bisogno delle dosi di AstraZeneca solo per breve tempo (o mai) se autorizzate per l’uso di emergenza. Parlando in generale della fornitura di vaccini degli Stati Uniti, Biden ha affermato che negli Stati Uniti “cominceremo ad assicurarci che gli americani si prendano cura di loro per primi”.

Uno dei vaccini già autorizzati è quello di Johnson & Johnson ma l’azienda è rimasta indietro rispetto ai suoi obiettivi di produzione sia negli Stati Uniti che in Europa. Come AstraZeneca, anche J&J ha chiesto di poter esportare 10 milioni di dosi verso l’Unione Europea ma, ad oggi, anche in questo caso l’amministrazione Biden ha bloccato ogni tentativo di esportazione.

Chi non ha fatto un uso improprio del blocco alle esportazioni è proprio l’Unione Europa, sono infatti 34 milioni le dosi di vaccini contro il coronavirus che nelle ultime settimane sono esportare in dozzine di paesi esteri che non hanno sufficienti risorse per acquistare o produrre un vaccino in proprio. Il caso dell’Australia è avvenuto in quanto questa nazione, oltre ad avere un numero di contagi basso rispetto alla media europea, è anche dotata di tutte le risorse necessarie ad acquistare vaccini senza difficoltà economiche.

Sempre nell’Unione, il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha detto che gli Stati Uniti, insieme alla Gran Bretagna, “hanno imposto un divieto assoluto all’esportazione di vaccini o componenti di vaccini prodotti sul loro territorio”. Interrogata giovedì sulla fornitura americana del vaccino di AstraZeneca, Jen Psaki, l’addetta stampa della Casa Bianca, ha detto che i produttori di vaccini sono liberi di esportare i loro prodotti fabbricati negli Stati Uniti a patto che restino nei limiti dei loro contratti con il governo statunitense, e qui il nodo viene al pettine. Il vaccino di AstraZeneca, essendo stato prodotto con l’aiuto del Defense Production Act, deve avere il permesso del presidente US per effettuare spedizioni di dosi oltreoceano ma, finché gli statunitensi continueranno a chiedere a gran voce le iniezioni, tale mossa potrebbe avere ripercussioni politiche molto negative per il presidente e il Partito Democratico che lo sostiene.  

Quanto riportato finora mette sotto una diversa luce la volontà statunitense di riprendere la cooperazione globale e quanto sia dannoso il “nazionalismo dei vaccini”. I governi di Cina e Russia lo sanno e non si sono lasciati sfuggire l’occasione di farsi “benefattori” di vaccini ai paesi più poveri o politicamente affini, sfruttando così il divario per ottenere influenza politica. Anche l’UE è stata attaccata per aver autorizzato l’esportazione di vaccini a paesi più in difficoltà e più poveri, preferendo così la solidarietà globale – valore fondante dell’Unione – ad un “Europa First” sulla falsariga del modello americano. Quel che è certo, dopo questa esperienza con il partner transatlantico, è che l’Unione non sarà biasimabile se cercherà di migliorare la produzione di medicinali importanti all’interno dei propri confini.

Fonte Fonte

Pubblicato da Lorenzo Stefani

Giovane, italiano ed europeo. Appassionato di tecnologia, politica internazionale e natura.

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