Colonizzazione di Marte: un nuovo mondo all’orizzonte?

“Su Marte si lavorerà sotto terra, ma si vivrà in cupole di vetro sulla superficie”, così dichiara il fondatore di Space X Elon Musk, nel tentativo di prevedere quelli che saranno i primi passi del genere umano sul pianeta rosso. Ma a che punto siamo per mettere effettivamente piede sul quarto pianeta del Sistema Solare? E quali sono le difficoltà che ci attenderanno una volta arrivati?

Ipotetica città marziana progettata dal gruppo Innspace

Come prima considerazione, il viaggio Terra-Marte durerà 6 mesi circa, per cui sarà necessario realizzare una navicella in grado di proteggere l’equipaggio dall’ostile ambiente radioattivo dello spazio interplanetario per un lungo tempo. Ancora oggi non ci sono abbastanza dati per calcolare i rischi a cui sarebbero sottoposti gli astronauti per un così lungo periodo, dunque servirà ancora molta ricerca a riguardo. In secondo luogo, ci sono da osservare gli aspetti di vita quotidiana degli astronauti: la gestione del cibo, dell’acqua e dell’aria sarà fondamentale, probabilmente si dovrà fare affidamento a tecniche di ricircolo delle risorse utilizzando filtri e sistemi di ricombinazione chimica.
Inoltre, l’equipaggio sarà sottoposto ad un ambiente di microgravità che comporta danni al corpo umano, su tutti una grave perdita di tessuto osseo e muscolare.

Supponendo che tutti questi problemi avranno una soluzione, per procedere alla colonizzazione di Marte saranno necessari ulteriori passaggi per far sì che i coloni possano uscire dalla navicella e iniziare la propria vita sui deserti marziani. Essendo il pianeta privo di un’atmosfera consistente e presentando un campo magnetico molto debole, ancora una volta si ripropone il problema delle radiazioni, rendendo impellente la costruzione di ripari a prova di particelle altamente energetiche. La mancanza di atmosfera crea inoltre una grande escursione termica, per cui questi rifugi dovranno provvedere anche a mantenere la temperatura entro un intervallo accettabile. Successivamente si presenta il problema del cibo: una volta esauritesi le scorte, sarà necessario creare fonti di sostentamento sul pianeta stesso, ma ovviamente la mancanza di atmosfera impedisce di creare coltivazioni a cielo aperto; sarà dunque necessario creare delle serre ad hoc. La NASA sta attualmente studiando quali possano essere le piante più efficienti in questo contesto di coltivazione.

Serra futuristica progettata dal MIT di Boston

Per poter immaginare un Marte vivibile come la Terra, con campi coltivati e senza tute spaziali o maschere per respirare, sarà necessario generare un’atmosfera, attuando il cosiddetto processo di Terraforming. Uno dei possibili metodi per ottenere questo risultato è riscaldare il suolo marziano, affinché la regolite in esso contenuta si riscaldi e rilasci anidride carbonica, portando alla creazione di un effetto serra che progressivamente condurrà verso il traguardo desiderato. Tuttavia questo processo è puramente teorico, ed eventualmente richiederebbe diverse decadi prima di ottenere risultati.

La strada verso Marte è ancora lunga e tortuosa, ma il futuro dell’umanità è ormai proiettato verso questa nuova sfida. E sebbene essa sia molto ardua, la storia ci insegna che anche di fronte agli ostacoli più insormontabili, l’ingegno umano è sempre riuscito ad avere la meglio.

FONTI:

https://www.mars-one.com/mission/risks-and-challenges

https://phys.org/news/2021-02-astronauts-flight-mars.html







Pubblicato da Luca Tagliati

Laureato in Ingegneria Aerospaziale, attualmente studente di Space Engineering al Politecnico di Milano. Appassionato di Fisica e Scienza specialmente in ottica spaziale.

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