Il marine litter è un vettore per la diffusione delle specie aliene invasive

Il marine litter è rappresentato da qualsiasi materiale solido, persistente nel tempo e prodotto dall’uomo che si accumula in ambiente marino (UNEP/MAP, 2015). Nonostante l’interesse che negli ultimi anni si è posto su questa problematica, non molti sanno che il marine litter può essere un vettore per specie aliene invasive (Vegter et al., 2014). Le specie aliene invasive rappresentano uno dei maggiori pericoli per la biodiversità, ma anche per i servizi ecosistemici e per l’economia – nel 2005, Pimentel et al. stimarono che gli Stati Uniti subissero un danno economico di almeno 120 miliardi di dollari ogni anno per via delle specie aliene.

I detriti galleggianti possono diventare vettori del trasporto a lunga distanza in una nuova regione, ma anche a breve distanza in regioni già affette dalla presenza delle specie aliene. Attualmente non si conosce con precisione il contributo del litter galleggiante nel trasporto delle specie aliene invasive, anche se si stima che più dell’80% delle specie aliene introdotte nel Mediterraneo potrebbero essere arrivate su detriti, o aver sfruttato questi detriti per una maggiore dispersione (Galgani et al., 2014).

Alcuni esempi di trasporto di specie aliene sono riportati negli studi di Nikula et al. (2012) tra isole distanti circa 500 km; di Minchin et al. (2013) con l’ingresso di specie di molluschi esotici nelle acque britanniche e di Calder et al. (2014) con il trasporto di specie aliene dalle coste giapponesi a quelle del Nord America in occasione di uno tsunami.

Fonte: unep.org

La principale tipologia di litter riguarda oggetti costituiti da polimeri plastici, come polipropilene, polietilene e polistirene espanso. La galleggiabilità e la persistenza sono caratteristiche fondamentali affinché il litter possa comportarsi da vettore per gli organismi. Inoltre la rugosità della superficie e le dimensioni dei detriti sembrano influenzarne la colonizzazione da parte di differenti gruppi tassonomici.

Le zone in cui il fenomeno del trasporto di organismi presenta un rischio maggiore sono quelle in cui viene emessa una grande quantità di litter e in cui sono presenti specie potenzialmente invasive. Gli estuari dei fiumi ne sono un esempio, specialmente quando vi sono localizzate attività di acquacoltura. Le boe e i galleggianti utilizzati in queste attività presentano condizioni favorevoli per la colonizzazione di specie aliene invasive, e il loro distaccamento ne determina una potenziale dispersione. I porti di zone densamente abitate ne sono un altro esempio. L’elevato traffico di navi e l’habitat disturbato offrono uno spazio ideale per la proliferazione di specie aliene invasive.  

Il trasporto dei detriti marini dipende dalle correnti e dai venti. Tendenzialmente il litter si accumula nelle zone dei cinque gyres – zone di convergenza delle correnti oceaniche– e di conseguenza viene trasportato nelle aree costali nelle vicinanze e nelle isole oceaniche. L’arrivo di specie aliene però non rappresenta con certezza un evento invasivo, dipende infatti da alcuni fattori come la vulnerabilità degli habitat e degli ecosistemi e dalla quantità di organismi in entrata.

Le aree marine protette potrebbero essere misure di mitigazione per questa problematica, che necessita però di ulteriori approfondimenti da parte di studi che ne aumentino la conoscenza, attualmente troppo limitata.

Fonti:

  • Calder, D. R., Choong, H. H., Carlton, J. T., Chapman, J. W., Miller, J. A., & Geller, J. (2014). Hydroids (Cnidaria: Hydrozoa) from Japanese tsunami marine debris washing ashore in the northwestern United States. Aquatic Invasions, 9(4).
  • Galgani, F., Barnes, D. K. A., Deudero, S., Fossi, M. C., Ghiglione, J. F., Hema, T., … & Briand, F. (2014). Marine litter in the Mediterranean and black seas. Executive summary. CIESM work. Monogr, 46, 7-20.
  • Minchin, D., Cook, E. J., & Clark, P. F. (2013). Alien species in British brackish and marine waters. Aquatic Invasions, 8(1).
  • Nikula, R., Spencer, H. G., & Waters, J. M. (2013). Passive rafting is a powerful driver of transoceanic gene flow. Biology Letters, 9(1), 20120821.
  • Pimentel, D., Zuniga, R., & Morrison, D. (2005). Update on the environmental and economic costs associated with alien-invasive species in the United States. Ecological economics, 52(3), 273-288.
  • Rech, S., Borrell, Y., & García-Vazquez, E. (2016). Marine litter as a vector for non-native species: what we need to know. Marine Pollution Bulletin, 113(1-2), 40-43.
  • UNEP-MAP, U. I. (2015). Legal, institutional and policy aspects of coastalaquifer management. Strategic Partnership for the Mediterranean Sea Large Marine Ecosystem (MedPartnership), Paris.
  • Vegter, A. C., Barletta, M., Beck, C., Borrero, J., Burton, H., Campbell, M. L., … & Hamann, M. (2014). Global research priorities to mitigate plastic pollution impacts on marine wildlife. Endangered Species Research, 25(3), 225-247.

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