INNAMORATEVI DEL CAOS, E DELL’ADOLESCENZA

“Sono ambiziosi e vivono la maggior parte del tempo nella speranza; non sono di cattivo carattere ma di buon carattere perché non hanno ancora visto molte malvagità. Sono portati a sperare per il fatto che non hanno ancora subito molti insuccessi. Inoltre sono magnanimi, perché non sono stati ancora umiliati dalla vita. Preferiscono compiere belle azioni piuttosto che azioni utili poiché essi vivono più secondo il loro carattere che non secondo il calcolo; sono amanti della vita sociale e peccano sempre per eccesso e per esagerazione; essi infatti fanno tutto con eccesso: amano all’eccesso, odiano all’eccesso” (Aristotele, Retorica)

Aristotele descrive così, in maniera incredibilmente attuale, gli adolescenti nella Retorica, quando ancora il termine “adolescenti” non era stato inventato. La parola adolescenza saràconiata successivamente, dal latino, dove adolescens è il participio presente di adolescere e significa letteralmente “colui che si sta ancora nutrendo”, il riferimento è al banchetto della vita, a cui gli adolescenti devono ancora attingere, e possono scegliere come servirsi: prendere solo poco, abbuffarsi, assaggiare di tutto un po’.

Il padre dell’adolescenza viene identificato nello psicologo e pedagogista statunitense Stanley Hall che ebbe il merito di attribuire a questa fase di vita qualità psicologica. L’adolescenza ha avuto, prima dell’invenzione del termine e dopo nelle epoche successive, sempre le stesse caratteristiche, quello che cambia è la capacità di comprenderla e di raccontarla.

L’adolescenza è un periodo caratterizzato da compiti evolutivi specifici, spesso difficili da affrontare, in particolare se ne identificano due: mentalizzare i cambiamenti del corpo e fare chiarezza nelle emozioni, che sono proprio in questa fase incomprensibili, inspiegabili e incontrollabili. Nel tentativo di assolvere questi due compiti gli adolescenti arrivano ad uno dei nodi del percorso di crescita: lo scontro con la famiglia, il momento in cui voltano le spalle al sistema di valori dei genitori, mettendosi alla ricerca dei propri.

Cercano intanto di trovare un altro gruppo a cui appartenere, da cui farsi apprezzare: quello dei pari. Al contempo tentano di tenere in piedi la scuola, trovano il primo amore, e lo perdono. Scoprono intanto tutte le cose da adulti a cui finora non si sono avvicinati, cercano di mantenere l’equilibrio tra il troppo, che rischierebbe di metterli a rischio, di farli sfociare nella devianza e il troppo poco che rischierebbe di lasciarli indietro. Tutto questo è adolescenza e non si può chiedere agli adolescenti di restare i “bambini dei genitori”, così come non si può chiedere agli adolescenti di essere “quasi adulti”, non si può chiedere loro di rappresentare nulla di diverso da ciò che sono.

Quando parliamo di adolescenti “il punto non sta nello scegliere tra fare la cosa giusta o sbagliata, sarebbe molto più semplice, è un discrimine che si inizia ad aver chiaro fin da bambini, ma nel fare ed essere cose di cui abbiamo bisogno. Sbagliatissime a volte, pericolose altre, folli altre ancora, eppure necessarie.”

Adolescenza è caos; caos dei luoghi, delle camerette chiuse, caos fisico e estetico dei corpi tatuati, caos delle relazioni, dei silenzi e delle porte sbattute, dei litigi con tutti, alla prima occasione utile, non importa il motivo. Il tentativo di controllare il caos non serve agli adolescenti, serve a noi, ai genitori, agli educatori, perché in questo modo possiamo non pensarci, non pensarli, possiamo non avere paura, possiamo tornare ad occuparci di altre questioni.

Così sempre di più oggi si ha la credenza che l’adolescenza sia più un fastidio che un periodo funzionale a diventare adulti, più un periodo da screditare che una tela bianca da lasciar personalizzare ai ragazzi secondo i loro scopi evolutivi. È un’“adolescenza latente”, silente, addomesticata. La risposta emotiva davanti ad adolescenti così non dovrebbe essere l’orgoglio, ma la preoccupazione, sono dei martiri che rinunciano al caos perché hanno capito che gli adulti non saprebbero fronteggiarlo, come affrontarlo, cosa farsene. Rinunciano al caos per le nostre incompetenze e i nostri limiti, risparmiano agli adulti l’adolescenza, per non essere aggiunti alla lista delle preoccupazioni. Ricercano benessere e stabilità, che sono invece i nemici per eccellenza dell’adolescenza caratterizzata da caos e scombussolamento. Nel loro tentativo di controllo, non evolvono, non corrono nessun rischio, ma corrono il rischio di non diventare sé stessi; si trascinano, si abituano. Innamoriamoci invece del caos, dell’adolescenza di alti e bassi, dei picchi di entusiasmo, delle cadute altissime, di questi adolescenti: sono quelli che non sono disposti a rinunciare alla propria vita per far stare tranquilli altri.

“Innamorarsi del caos è il sentimento dei pazzi, ma l’alternativa, detestarlo, allontanarlo, irregimentarlo, è il gesto degli assassini, degli attentatori di futuro, di coloro che non sanno che il caos in una persona è il segnale che le sta succedendo qualcosa.

È come la linea frastagliata sul monitor che ci dice che c’è ancora vita”

(S. Andreoli, Tedx Brianza)

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