In Polonia si muore perché è vietato abortire

In Polonia una donna incinta è deceduta a seguito di complicanze nella gestazione, l’operazione ha avuto un esito tragico nel paese europeo con le leggi tra le più restrittive sul diritto all’aborto

Foto della manifestazione tenutasi a Varsavia (OPEN.online)

Il fatto

Izabela Sajbor era una donna polacca incinta alla 22esima settimana quando è stata costretta a recarsi in ospedale poiché la sua gravidanza stava subendo delle complicanze. A fine settembre, all’età di 30 anni e con un figlio di 9, è morta di setticemia poco dopo la morte del feto che portava in grembo. Il caso è diventato pubblico solo la scorsa settimana quando Jolanta Budzowska, l’avvocato della famiglia, ha pubblicato informazioni e dichiarazioni sui social media.

Dopo la diffusione della notizia, decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato (6 novembre) a Varsavia e molte altre città polacche per denunciare il fatto e ciò che ha impedito di salvare la vita di Izabela, la stretta sull’aborto promossa nove mesi fa dal partito conservatore PiS (Diritto e Giustizia) e accusata di aver causato la morte di una madre incinta, la prima vittima del divieto quasi totale di aborto. Il grido della manifestazione è stato “Non uno di più” (“Ani jednej więcej” in Polacco), riecheggiato nella capitale polacca Varsavia davanti agli edifici della Corte costituzionale e del Ministero della Sanità. Nello stesso momento manifestazioni simili si sono tenute in circa 70 altre città polacche, secondo quanto dichiarato dai gruppi per i diritti delle donne del paese.

La stessa famiglia di Izabela ha rilasciato una dichiarazione dicendo che i medici dell’ospedale nella città meridionale di Pszczyna “hanno assunto un atteggiamento di attesa”, dovuto alle “norme in vigore che limitano la possibilità di un aborto legale” fintanto che il feto viene ancora considerato vivente.

La posizione del Governo conservatore e nazionalista e della Corte Costituzionale (da tempo indicata come sotto il controllo dello stesso governo, contro ogni principio di separazione dei poteri) è stata quella di negare ogni correlazione tra la morte della donna e la nuova legge. L’uunica contromisura ad oggi adottata è stata quella di

Come si è arrivati fin qua?

L’anno scorso, la Corte Costituzionale polacca si è schierata con il governo populista di destra del paese, stabilendo che le interruzioni di gravidanza per difetti fetali sono incostituzionali. Questo ha portato a un ulteriore inasprimento delle già pesanti restrizioni sugli aborti, che sono entrate in vigore alla fine di gennaio 2021, ora applicate anche in caso di malformazione del feto: in pratica sancisce il divieto quasi totale di abortire.

In ottobre, una coalizione di 14 gruppi per i diritti, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, ha detto che come risultato della sentenza della corte “le donne, le ragazze e tutte le persone incinte hanno affrontato barriere estreme per accedere agli aborti legali”. Le stesse ONG hanno poi chiesto alla Commissione Europea di attuare immediatamente un meccanismo che potrebbe vedere la negazione alla Polonia dei fondi europei per il mancato rispetto dei valori dell’UE. A questi fondi negati, si aggiungerebbe anche la multa da 1 milione di euro al giorno stabilita dalla Corte di Giustizia dell’UE per la controversa sentenza della Corte costituzionale polacca all’inizio di questo mese contro la supremazia delle leggi europee sulle leggi nazionali, in violazione dei trattati firmati da tutti i paesi membri dell’UE.

Pubblicato da Lorenzo Stefani

Giovane, italiano ed europeo. Appassionato di tecnologia, politica internazionale e natura.

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