Nano contraccezione

Foto di Bruno /Germany da Pixabay

Quello che andremo a trattare in questo articolo è un qualcosa di cui non solo ignoravo l’esistenza ma che non avrei mai e poi immaginato potesse essere campo di interesse per la nanotecnologia.

L’argomento, anche se mi pare palese dal titolo, è proprio l’utilizzo di nanoparticelle come mezzo contraccettivo maschile. Certo per il momento la ricerca è finalizzata più che altro all’applicazione su animali (domestici o in cattività) come alternativa alla più impattante e irreversibile castrazione chirurgica, ma ovviamente la prospettiva futura è un possibile utilizzo di questa tecnologia come alternativa al preservativo, che può rompersi e dare reazione allergica e alla vasectomia che è un’operazione chirurgica dalla reversibilità non garantita.

La storia inizia nel lontano 2013 quando il biologo Fei Sun e il suo multidisciplinare team di ricerca iniziarono i loro studi su questa tematica facendo sperimentazione su cavie da laboratorio (topi).

L’idea alla base degli studi era iniettare direttamente nei testicoli delle cavie delle nanoparticelle d’oro, per la precisione dei nanocavi o nanocilindri, rivestiti di particolari polimeri per aumentarne probabilmente la compatibilità con l’organismo del topo per poi sfruttare la loro proprietà di riscaldarsi da 30 °C fino a 37-45 °C irraggiandoli con radiazione infrarossa.

Tutto questo perché, per chi non lo sapesse, il riscaldamento diretto dei testicoli è in grado di interrompere temporaneamente la produzione di spermatozoi ma è un processo delicato; se si riscalda troppo si potrebbe andare incontro ad un danno irreversibile dei tessuti e ad una possibile infertilità permanente.

Lo studio con le nanoparticelle d’oro non diede grandi risultati in quanto il riscaldamento prodotto produceva bruciature nella pelle attorno ai testicoli facendo giustamente pensare ai ricercatori che la procedura potesse essere sia rischiosa che dolorosa per l’animale.

Otto anni dopo Sun e il suo team cambiarono la procedura sostituendo le nanoparticelle d’oro con nano strutture identiche per forma e dimensioni ma costituite di ossido di ferro magnetico. Queste particelle adesso venivano somministrate alle cavie per via endovenosa utilizzando poi un magnete posto in prossimità dei testicoli per indirizzarle verso questa zona. Finita questa fase una spira percorsa da corrente veniva posta in prossimità dei testicoli in modo da produrre un riscaldamento delle nanoparticelle magnetiche tramite un meccanismo tipico proprio di questi nanosistemi.

In sintesi ciò che osservarono era che dopo il trattamento i testicoli della cavia si contraevano e la fertilità veniva significativamente ridotta, se non del tutto eliminata. Tutto questi effetti però erano temporanei difatti i testicoli recuperavano il loro tono dopo circa 30-60 giorni e la fertilità veniva quasi del tutto ripristinata in circa 60 giorni.

Esatto la fertilità non tornava ai valori di partenza ma comunque i ricercatori videro che non c’erano differenze significative e che i cuccioli partoriti dalle femmine che si erano accoppiate con i maschi trattati non mostravano difetti morfologici di alcun tipo. In aggiunta Sun e il suo team videro anche che queste nanoparticelle di ossido di ferro venivano gradualmente eliminate dall’organismo rendendole meno pericolose e tossiche rispetto a quelle di oro che rimanevano invece per tempi indefiniti nei testicoli delle cavie.

Come spiegato all’inizio la portata applicativa di questo progetto è ristretta al momento solo al mondo animale benché siano necessari ulteriori studi per stabilire quanto sia impattante la procedura sulla vita quotidiana degli animali e su quali specie queste nanoparticelle possono effettivamente essere utilizzate, poiché studi scientifici hanno mostrato che alcuni tipi di mammiferi (come rinoceronti e delfini) potrebbero accumulare ferro nell’organismo che in grandi quantità è tossico.

Per quanto riguarda quindi l’applicazione su esseri umani siamo ancora in alto mare e il trattamento necessita di essere rivisto poiché se per una cavia è fattibile per un essere umano un trattamento che prevede anestesie, iniezioni endovenose e trattamenti con magneti lunghi e in zone del corpo dove potrebbe non essere proprio confortevole non è il massimo (oltre al fatto di ritrovarsi i testicoli ridotti in dimensione).

L’obbiettivo finale di Sun comunque rimane quello di riuscire a trovare un modo di rendere la nanocontraccezione applicabile all’uomo magari rendendo le nanoparticelle assumi bili per via orale e trovando un altro modo per veicolarle verso i testicoli.

Come sempre per finire vi lascio il link della fonte utilizzata per la stesura dell’articolo:

-https://phys.org/news/2022-01-great-balls-testicles-nanoparticles-day.html

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