Guerra e Costituzione

In questo periodo il tema della “guerra” è sentito dalla popolazione italiana sempre più vicino, anche in considerazione del fatto che, dopo decenni, un conflitto armato è tornato in Europa. Ma, in merito al tema della guerra, come si pone la Costituzione ?

La Carta Costituzionale è chiara in merito nel prevedere quanto segue all’art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Alla luce del contenuto del predetto articolo, l’Italia si pone in netto contrasto rispetto alla guerra utilizzata come mezzo per aggredire altre nazioni sovrane, ma viene costituzionalmente legittimata la possibilità sia di prevedere limitazioni alla sovranità dei popoli (con la finalità di salvaguardare la pace) sia di promuovere e favorire organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

In sostanza, emerge il principio secondo cui l’Italia ripudia la guerra in tutte le sue forme, riferendosi principalmente alla guerra offensiva, ammettendosi dunque implicitamente la guerra difensiva, in caso di attacco militare da parte di una forza straniera.

All’interno della relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione, Meuccio Ruini, che accompagna il Progetto di Costituzione della Repubblica italiana è possibile leggere quanto segue: “Rinnegando recisamente la sciagurata parentesi fascista l’Italia rinuncia alla guerra come strumento di conquista e di offesa alla libertà degli altri popoli. Stato indipendente e libero, l’Italia non consente, in linea di principio, altre limitazioni alla sua sovranità, ma si dichiara pronta, in condizioni di reciprocità e di eguaglianza, a quelle necessarie per organizzare la solidarietà e la giusta pace fra i popoli. Contro ogni minaccia di rinascente nazionalismo, la nostra costituzione si riallaccia a ciò che rappresenta non soltanto le più pure tradizioni ma anche lo storico e concreto interesse dell’Italia: il rispetto dei valori internazionali“.

Fermo quanto precede, se necessario, “le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari” (art. 78) e il Presidente della Repubblica, il quale “ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere” (art. 87).

In ogni caso, “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” (art. 52).

Al fine di meglio comprendere il rapporto dell’Italia con la guerra, è opportuno rilevare che recenti modifiche alla legislazione ordinaria hanno confermato l’intenzione del legislatore di bandire il termine “guerra”, trasferendo la sostanza del concetto in altre espressioni, come ad esempio quella di “grave crisi internazionale” (cfr. art. 2 della l.14 novembre 2000, n. 331) o di “conflitto armato” (cfr. art. 165 del codice penale militare di guerra).

Al netto di quanto precede, in concreto, l’ art. 78 non è stato mai applicato nei casi in cui l’Italia ha partecipato a conflitti che sono divenuti vere e proprie guerre internazionali. Tuttavia, la prassi ha originato la tendenza ad interventi a scopi umanitari (sostegno alle popolazioni colpite da conflitti, come accaduto in Kosovo ed in Afghanistan), ma privi di autorizzazione dell’ONU. Ferma restando la loro formale illegittimità, stante l’assenza di una norma che li consenta, secondo alcuni questi interventi sarebbero ammissibili se espressione di un sentimento comune a più stati e se proporzionati rispetto allo scopo umanitario.

Fonti: Costituzione Italiana; altalex.com; brocardi.it; Il Sole 24 Ore.

Pubblicato da Lorenzo Pelagatti

25 anni. Attualmente: praticante avvocato abilitato. Laureato in giurisprudenza (2020). Tutor didattico Unifi Giurisprudenza (2020). Tutor per l'orientamento Unifi (2019 - 2020).

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