Plastiche

In questo articolo analizzeremo le plastiche e utilizzo il plurale e non il singolare perché la plastica non è un materiale o una sostanza unica e ben caratterizzata, bensì una famiglia molto variegata di sostanze organiche prodotte a partire da sostanze derivate dal petrolio o di origine naturale.

Essenzialmente le plastiche sono polimeri ovvero molecole molto grandi formate attraverso una reazione, detta appunto di polimerizzazione, che porta all’unione di una o più molecole di base chiamate monomeri. Per spiegarmi meglio, sperando che con la mia semplificazione non commetta errori, è come se i monomeri fossero i mattoncini di un Lego che incastrati uno dopo l’altro vanno a formare il corpo del polimero.

Capito in generale cosa sia un polimero è bene fare una piccola classificazione per comprendere la vastità dell’insieme che raggruppa tutte le sostanze che fanno parte di questa grande famiglia. I polimeri si possono dividere in base alla loto struttura in:

-Lineari se i monomeri si incastrano uno dopo l’altro a formare una sorta di grande filamento

-Ramificati se di tanto in tanto i monomeri formano catene laterali generando una strutturale ricorda quella di un albero con i vari rami che si protendono in varie direzioni

-Reticolati se la ramificazione è così estrema da poter trovare almeno due strade diverse per collegare due punti qualsiasi della molecola

Oltre a questo si può fare una classificazione in base alla varietà dei monomeri che formano i polimeri, nello specifico abbiamo:

-Omopolimeri se il polimero è sostituito da un solo monomero che si ripete

-Copolimeri se il polimero è formato da due o più monomeri (qui ci sarebbero anche delle sottoclassificazioni che però non menzionerò perché non necessari al nostro scopo)

In più considerando le loro caratteristiche, poteri dire fisiche, si possono suddividere in:

-Termoplastici se per effetto del calore acquistano malleabilità o per maggior chiarezza “fondono” riacquistando successivamente la loro consistenza (tipicamente polimeri lineari o comunque poco ramificati)

-Termoindurenti se per effetto del calore non “fondono” ma si carbonizzano (tipicamente sono polimeri reticolati o comunque molto ramificati)

-Elastomeri se presentano elevata elasticità e deformabilità

Dopo questa classificazione, per evitare fraintendimenti, ci tengo a sottolineare che i polimeri non sono tutte plastiche, queste ultime sono solo una piccola parte del grande mondo dei polimeri di cui fanno parte tantissime sostanze biologiche e non come la cellulosa delle piante, il glicogeno che è il biopolimero utilizzato dagli animali come riserva energetica, le proteine e tante altre ancora; così tante da non bastare una pagina per elencarle tutte .

Tornando alle plastiche queste sono dunque polimeri sintetici e come tali possono variare seguendo le classificazioni spiegate prima, in aggiunta, alla base polimerica, possono essere aggiunte in fase di produzione degli additivi come plasticizzanti, coloranti, antiossidanti e altri per variare le proprietà del materiale in base alle esigenze . Quindi oltre al polimero in se due plastiche costituite dalla stessa molecola di base possono variare per additivi aggiunti.

Fatta quindi una panoramica di base ci tengo ad aggiungere due righe riguardo al riciclo di questi materiali, argomento tanto discusso e che meriterebbe un approfondimento a sé stante. Come si può capire di plastiche ce ne sono tantissime e con tante proprietà chimico-fisiche diverse quindi per un buon riciclo non si può assolutamente pensare di poter prendere le plastiche fonderle insieme e con la miscela ottenuta fare una plastica di riciclo e questo per tre ragioni principali:

  1. Non tutte le plastiche come abbiamo visto possono “rifondersi”, le termoindurenti come abbiamo visto non lo fanno ma anzi si carbonizzano con il calore e già questo pone un limite significativo alla capacità riciclante.
  2. Anche se “rifondibili” per motivi chimico-fisici non tutti i materiali termoplastici sono in grado di miscelarsi adeguatamente alcuni si separano in fasi distinte (come fanno olio e acqua).
  3. Non è assolutamente detto che la miscela formata abbia poi le caratteristiche giuste per poi essere reintrodotta nel mercato.

Per queste ragioni un buon riciclo delle plastiche richiederebbe un controllo accurato di separazione delle varie tipologie di plastica (procedimento che già viene fatto per alcune delle tipologie più comuni di plastica quali PET, PVC, PE) per permettere processi di riciclaggio specifico ma come spiegato prima questo non sempre è possibile; a volte ci dobbiamo accontentare di miscele plastiche (comunque riutilizzate ad esempio per la produzione di panchine) e a volte semplicemente l’unica alternativa è lo smaltimento tramite incenerimento.

La ricerca in questo settore è forte tante alternative vengono proposte in continuazione e la speranza è quella di riuscire un giorno a trovare dei protocolli o meglio dei processi che siano in grado di risolvere in maniera completa e definitiva l’argomento “riciclo plastiche”.

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