Andrea Calogero Camilleri 

Nascita: 6 settembre 1925, Porto Empedocle.

Morte: 17 luglio 2019, Rione XIV Borgo, Roma.

Andrea Camilleri non ama definirsi uno scrittore siciliano, ma uno scrittore italiano nato in Sicilia, che conserva la parlata dialettale. È molto amato e seguito dal pubblico e le sue opere sono oggi tradotte nelle principali lingue del mondo. Scomparso di recente, nel luglio del 2019, ha lasciato a memoria di sé una vasta produzione letteraria. I racconti e i romanzi di maggior successo dell’autore siciliano sono quelli che hanno come protagonista il commissario Montalbano, divenuto particolarmente popolare grazie alla fortunata serie televisiva che lo ha visto interpretato da Luca Zingaretti.

L’esordio come scrittore risale al primo dopoguerra, ma i lavori di una certa levatura arrivano verso fine anni Settanta, quando comincia a dedicarvisi in maniera quasi esclusiva. Al 1978 risale, ad esempio, “Il corso delle cose” (scritto nel 1968, ma ritenuto impubblicabile dagli editori) e al 1980 “Un filo di fumo”, in cui compare per la prima volta l’immaginaria Vigata, ambientazione di tutti i racconti gialli di Montalbano. Per quanto riguarda i lavori sul commissario Montalbano, nel 1994, a 69 anni, Camilleri scrive “La forma dell’acqua”. “Il cane di Terracotta”, pubblicato nel 1996, è il secondo romanzo della serie incentrata sulle avventure del commissario Montalbano, seguito da “Il ladro di Merendine”, pubblicato nel medesimo anno (1996) e da “La voce del violino” del 1997.

Camilleri ha dichiarato che la scintilla da cui nasce la sua scrittura è accesa da un fatto, un dettaglio, un dato storico per i romanzi storici, un episodio spesso di cronaca locale, spesso nera, per quasi tutti i Montalbano, lo colpisce in modo particolare e che poi rielabora.

«[…] io non ho una possibilità di invenzione che non abbia riferimento reale. Cioè io non so inventarmi nulla dal nulla. Proprio ho una necessità di partire sempre da qualcosa di già accaduto, letto, sentito dire. Io ho sempre bisogno di un punto di partenza, minimo se vuoi, del fatto accaduto, di qualcosa che è già successo. Guarda, può essere una frase, sulla quale posso anche scrivere un romanzo di duecento pagine, ma bisogna che quella frase sia stata detta […]» (La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri, Marcello Sorgi, pp. 80-81).

Dunque, lo scrittore per le sue storie ha bisogno di un appiglio reale e ritiene di non essere in grado di inventare ex novo. Possiamo fare qualche esempio: l’intreccio de “La forma dell’acqua”[1] nasce dalla vicenda del notabile di un paese della provincia laziale trovato morto in circostanze scabrose, oppure l’originale idea de “Il cane di Terracotta”[2] è dovuta a uno scambio culturale con alcuni allievi registi egiziani. A Camilleri è sufficiente un solo spunto, che è necessario a far scaturire il fluire della creatività e che in qualche caso può avere addirittura una matrice autobiografica: è lo stesso autore a confessare di essere sopravvissuto a una strage di stampo mafioso, esperienza che riecheggia ne “Il birraio di Preston”[3]. Inoltre, i suoi ritratti dei boss della malavita sono mutuati anche da incontri reali.

L’autore ha dunque la straordinaria capacità di assimilare le più disparate esperienze e l’attitudine a trasformarle in episodi letteralmente plausibili. Tutti i giorni dalle sette alle dieci, poi altre tre ore alla sera è il tempo che passa al computer per costruire i suoi romanzi dopo averli immaginati leggendo le cronache dei giornali o inzuppandosi di realtà nelle strade e nei negozi sotto casa.

La vista dell’autore è peggiorata nel tempo: nel 2005 afferma che, se prima poteva passare 4 o 5 ore a scrivere al pc, allora non resisteva più di 2 ore. Perderà definitivamente la vista nel 2016, all’età di 91 anni e verrà affiancato nel suo lavoro da Valentina Alferj alla quale detterà i suoi libri a partire dal romanzo “L’altro capo del filo” (2016).

Sappiamo che Camilleri si fidava di lei, tanto da averla scelta per la stesura dei suoi racconti. Camilleri si fidava di lei, tanto da ritenere che Valentina fosse l’unica a saper scrivere nella lingua di Montalbano, nonostante le sue origini abruzzesi.

La lingua di Camilleri è un pastiche di lingue e dialetti che comprende italiano, spagnolo, siciliano, genovese. Tra i diversi registri e strati linguistici della sua produzione si possono individuare: dialetti, neologismi, registro ironico, forme di italiano regionale, linguaggio che contamina l’italiano con il vernacolo, slang familiare, italiano ‘maccheronico’, lingua italiana corrente, oscillante tra il parlato quotidiano e un’espressione più attenta lessicalmente, infine forme lingustiche decisamente auliche. Frequente è anche il ricorso, sempre con intento parodistico, al linguaggio burocratico, mentre sporadicamente compaiono lingue straniere.

Il gioco linguistico di Camilleri è il frutto di una scelta istintiva, nata sostanzialmente dalla inadeguatezza della lingua italiana, ritenuta una lingua utile alla comunicazione formale o burocratica, ma priva di efficacia espressiva. Il dialetto, invece, si presenta agli occhi dello scrittore vivo, la vera «lingua madre» nella quale si pensa e si parla nel modo più autentico.

Secondo le dichiarazioni di Camilleri, quel suo linguaggio così peculiare sembra essersi imposto all’autore in modo naturale, per tradizione, per abitudine:

«Quando cercavo una frase o una parola che più si avvicinava a quello che avevo in mente di scrivere la trovavo nel mio dialetto o meglio nel parlato quotidiano di casa mia. Che fare?» (I colori della letteratura. Un’indagine sul caso Camilleri, Simona Demontis, p.27).

Camilleri è diventato negli anni una figura di spicco nel panorama culturale italiano, con frequenti incursioni anche in quello politico: difficile da relegare unicamente all’ambito letterario, è stato anche uno sceneggiatore, regista di televisione, teatro e radio e drammaturgo, con ben 110 regie teatrali, un migliaio di regie radiofoniche e un centinaio di regie televisive, maturando così una capacità di comunicazione che gli ha permesso di rivolgersi a un pubblico dal target diversissimo.

[1] La vicenda si svolge a Vigata nel 1994. Due netturbini trovano uno dei notabili del luogo, l’ingegner Luparello, morto e seminudo dentro una macchina parcheggiata alla mannara, un luogo alla periferia della città, meta di prostitute e spacciatori.

[2] In coda ad un delitto di mafia, se ne trova un altro, più conturbante: due cadaveri di giovani amanti abbracciati, nel doppio fondo di una grotta, sorvegliati da un enorme cane di terracotta, secondo un rituale evidente, ma sconosciuto.

[3] Dove un incendio devasta il teatro e fa anche delle vittime.

Bibliografia e sitografia:

«Due cose mi dispiace non vedere: i colori e mia nipote che cresce», intervista a cura di Teresa Ciabatti, La lettura-Corriere della Sera, n°308, 22 ottobre 2017, al link https://www.corriere.it/la-lettura/19_luglio_17/andrea-camilleri-intervista-di-teresa-ciabatti-446118e4-90f0-11e9-800d-4c08a8e6b4ca.shtml;

Ecco come la penso. Andrea Camilleri, 88 anni, lucido, ma distaccato e senza reticenze, 26 giugno 2013, intervista a Camilleri di Angela Iantosca, Io Acqua e Sapone, al link https://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=1410 ;

Elogio dell’insularità. Intervista ad Andrea Camilleri, Simona Demontis, «La grotta della vipera», n.88, inverno 1999, p.47;

I colori della letteratura. Un’indagine sul caso Camilleri, Simona Demontis, Milano, Rizzoli, 2001, p. 71;

I tre consigli di Andrea Camilleri, Umberto De Tomi, 27 novembre 2019, video consultabile al link https://vdnews.tv/article/andrea-camilleri-frasi;

Il carico da undici. Le carte di Andrea Camilleri, Gianni Bonina, Barbera Editore, 2007, pp. 330-331

Il traguardo record di Andrea Camilleri: 100 libri, Patrizia Bacci, 1 luglio 2016 al link https://italianoincorso.com/2016/07/01/il-traguardo-record-di-andrea-camilleri-100-libri/.

La gana di contar storie, 15 giugno 2005, rivista Altrove – Storie, n.6, p. 11, recuperabile al link http://www.vigata.org/rassegna_stampa/2005/giu05.shtml. Sito della rivista consultabile tramite Wayback Machine di Internet Archive al link http://web.archive.org/web/20070303102439/http://www.altrovelarivista.it/index.php?n=118&PHPSESSID=056bf5ec6597a8e53ebfb281837fc0e1;

La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri, Marcello Sorgi, Sellerio editore Palermo, 2000, pp. 80-81;

Scrittura e filologia nell’era digitale, Domenico Fiormonte, Bollati Boringhieri, 2003, pp.71-75.

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