SUBFORNITURA E ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE

La subfornitura è quel contratto con il quale “un imprenditore si impegna a effettuare per conto di una impresa committente lavorazioni su prodotti semilavorati o su materie prime forniti dalla committente medesima, o si impegna a fornire all’impresa prodotti o servizi destinati ad essere incorporati o comunque ad essere utilizzati nell’ambito dell’attività economica del committente o nella produzione di un bene complesso, in conformità a progetti esecutivi, conoscenze tecniche e tecnologiche, modelli o prototipi forniti dall’impresa committente” (art. 1 L. 192/1998).

Tra le varie problematiche legate a tale tipologia di contratto deve essere tenuta in considerazione la possibilità di incorrere in un abuso di posizione dominante.

Difatti, l’art. 9 L. 192/1998 stabilisce, nell’ambito della subfornitura, che “è vietato l’abuso da parte di una o più imprese dello stato di dipendenza economica nel quale si trova, nei suoi o nei loro riguardi, una impresa cliente o fornitrice. Si considera dipendenza economica la situazione in cui una impresa sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un’altra impresa, un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi. La dipendenza economica è valutata tenendo conto anche della reale possibilità per la parte che abbia subìto l’abuso di reperire sul mercato alternative soddisfacenti.

L’abuso può anche consistere nel rifiuto di vendere o nel rifiuto di comprare, nella imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto”.

In sostanza, è vietato l’abuso da parte della committente dello stato di dipendenza economica nel quale si trovava, nei suoi riguardi, la subfornitrice.

Inoltre, il patto attraverso il quale si realizza l’abuso di dipendenza economica è nullo e il giudice ordinario può inibire tale condotta e condannare l’abusante al risarcimento del danno.

Tuttavia, la Corte di Cassazione (Cass. civ., SS. UU., 25.11.2011, n. 24906) ha esteso l’ambito di applicazione della predetta norma affermando che l’art. 9, L. n. 192/98 “configura una fattispecie di applicazione generale, che può prescindere dall’esistenza di uno specifico rapporto di subfornitura, la quale presuppone, in primo luogo, la situazione di dipendenza economica di un’impresa cliente nei confronti di una sua fornitrice, in secondo luogo, l’abuso che di tale situazione venga fatto, determinandosi un significativo squilibrio di diritti e di obblighi, considerato anzitutto il dato letterale della norma, ove si parla di imprese clienti o fornitrici, con uso del termine cliente che non è presente altrove nel testo della L. n. 192 del 1998”.

Il Tribunale di Roma (16.01.2016) ha precisato che “l’atteggiarsi dei rapporti negoziali, per integrare la fattispecie di controllo esterno, deve generare la traslazione all’esterno della società del poter di direzione dell’attività sociale, ma ciò non si verifica sulla base della sola reiterazione nel tempo di più ordini”.

Ad ogni modo, in generale, la fattispecie dell’abuso di posizione dominante trova la propria principale fonte di regolamentazione nell’art. 102 del TFUE in forza del quale è incompatibile con il mercato interno, nella misura in cui possa essere pregiudizievole al commercio tra Stati membri, lo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato interno o su una parte sostanziale di questo.

La norma indica quattro ipotesi tipiche di pratiche abusive che possono consistere:

  • nell’imporre direttamente od indirettamente prezzi d’acquisto, di vendita od altre condizioni di transazione non eque;
  • nel limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico a danno dei consumatori;
  • nell’applicare nei rapporti commerciali con gli altri contraenti condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, determinando così per questi ultimi uno svantaggio per la concorrenza;
  • nel subordinare la conclusione di contratti all’accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari, che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun nesso con l’oggetto dei contratti stessi.

Con l’emanazione della Direttiva n. 2014/104/UE, il legislatore europeo ha introdotto alcune norme ritenute necessarie per garantire la possibilità di proporre una azione risarcitoria da parte di chiunque abbia subito un danno a causa di una violazione del diritto della concorrenza.

Il nostro legislatore ha provveduto a dare attuazione alla direttiva attraverso l’introduzione nel nostro ordinamento del D.lgs.19 gennaio 2017, n. 3 che riconosce appunto il diritto al risarcimento in favore di chiunque abbia subito un danno a causa di una violazione del diritto della concorrenza da parte di un’impresa o di un’associazione di imprese.

Il risarcimento del danno deve comprendere il danno emergente, il lucro cessante oltre agli interessi e non determina sovracompensazioni. Esso è determinato secondo le disposizioni di cui all’art. 1223 c.c., art. 1226 c.c. ed art. 1227 c.c.

Fonte: Altalex; Il Sole 24 Ore; Codice Civile.

Pubblicato da Lorenzo Pelagatti

25 anni. Attualmente: praticante avvocato abilitato. Laureato in giurisprudenza (2020). Tutor didattico Unifi Giurisprudenza (2020). Tutor per l'orientamento Unifi (2019 - 2020).

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