Prendersi cura: il legame di attaccamento

Negli ultimi decenni è cambiata la concezione del bambino grazie anche ai contributi dell’Infant Research,
prospettiva teorico-empirica che ha individuato competenze comunicative e sociali già nel neonato,
attribuendogli una precoce motivazione a stabilire relazioni e a ricercare una reciprocità nel rapporto con
l’altro, in particolare con i caregivers (genitori o persone che se ne prendono cura). Rinnovata importanza
quindi è stata attribuita ai primi periodi di vita del bambino e alle prime relazioni che incideranno poi su tutto
il percorso di crescita e sull’età adulta.
Un concetto fondamentale è quello di competenza di
cura. La competenza di cura è il risultato di un processo
lento e graduale che si attiva dall’infanzia e si sviluppa
lungo l’intero arco di vita dell’individuo, intersecandosi
col ciclo di vita della famiglia di origine e di quella
generata. Questo percorso interagisce inoltre col ciclo
evolutivo dell’attaccamento, dove Bowlby, medico,
psicologo e psicanalista britannico, definisce il legame
di attaccamento come la predisposizione del neonato
a stabilire appunto un legame preferenziale con le
figure che si occupano di lui (caregivers) aggiungendo che affinchè si stabilisca un legame di attaccamento
occorrono interazioni costanti e protratte.
La competenza di cura trae origine dalle prime esperienze di accudimento, positive o negative, che
caratterizzano gli scambi con i primi caregivers e che verranno, eventualmente, più o meno compensate e
riparate da altri successivi incontri significativi. Le prime esperienze verranno a costituire un bagaglio di
modelli di accudimento, ovvero di “modi in cui ci si prende cura” che verranno spesi nel rapporto con i
coetanei e, rielaborati e adattati, nel legame simmetrico col partner. Nel passaggio alla genitorialità tale
bagaglio di modelli di accudimento verrà inoltre utilizzato dal soggetto negli scambi col proprio figlio o figlia.
Così è spiegato come le prime relazioni, il modo in cui si viene accuditi in esse, influenzino tutta la vita della
persona che utilizzerà quel modo di prendersi cura, seppur modificato dalle successive relazioni, con i pari,
con i partner, fino ad utilizzarli con i figli che eventualmente avrà.
Il precoce legame di attaccamento, che solitamente il bambino costruisce con i genitori, rappresenta quindi
l’esperienza primaria alla base del percorso di sviluppo della competenza di cura. Il bambino attraverso le
risposte del caregiver ai suoi bisogni apprende come ci si prende cura di qualcuno, come lo si protegge, gli si
danno norme, lo si aiuta a regolare le emozioni; acquisisce un bagaglio di schemi più o meno adeguati dello
stare con gli altri e del prendersi cura di loro.
Da piccolissimo la relazione è asimmetrica: il bambino riceve cure dal genitore senza fornirne, tuttavia
dispone di una serie di comportamenti innati, come pianto e vocalizzazione, utili a mantenerne la vicinanza
e a richiamarlo; essere “attaccati al caregiver” significa essergli abbastanza vicino e si vedranno qui i
complementari bisogni di esplorazione e di vicinanza del bambino: quando l’ambiente sembrerà sicuro si
allontanerà dal caregiver per esplorare , quando sarà stanco, insicuro, ricercherà la vicinanza.
Ci sono molteplici modalità di attaccamento teorizzate da Mary Ainsworth, che le ha studiate attraverso una
procedura specifica: la Strage Situation. In tale procedura si fa un’osservazione strutturata del
comportamento del bambino tra 12 e 18 mesi focalizzandosi in particolare sulle sue reazioni a momentanee
separazioni dalla madre e al ricongiungimento con essa.
Lo stile di attaccamento è legato alla responsività del genitore, si parla di attaccamento sicuro quando nel
primo anno di vita il bambino ha trovato un caregiver (solitamente si pensa alla madre ma oggi sappiamo che
può trattarsi del padre o di chi si prende cura del bambino) responsivo, coerente, empatico ed è quindi in
grado di esplorare l’ambiente ma anche di tornare a cercare il genitore, sapendo che lo troverà e che saprà
rispondere al suo bisogno.
L’attaccamento sicuro è solo uno dei diversi stili di attaccamento, ci sono diversi stili invece di attaccamento
insicuri ma ci limitiamo adesso a vedere la traiettoria evolutiva e lineare della competenza di cura.
Il bambino con attaccamento sicuro quindi riesce a tollerare e superare brevi separazioni dal caregiver,
mostrandosi poi felice al ricongiungimento; tali schemi relazionali saranno poi utilizzati in adolescenza
quando il ragazzo o la ragazza si emancipano dalla famiglia di origine alla ricerca di legami sostitutivi amicali
e amorosi con i pari in cui la relazione diventa simmetrica: la persona si sperimenta nel duplice ruolo di chi
dà supporto e di chi riceve cure.
Nella relazione amorosa la possibilità di spostarsi in modo flessibile dalla posizione di fruitore di cure a quella
di caregiver consente ai componenti della coppia di essere l’uno per l’altro fonte di rifornimento affettivo e
questa è la base per potersi orientare verso progetti condivisi che possono riguardare la sola coppia o la
possibilità di impegnarsi in una relazione asimmetrica nei confronti di un figlio.

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