L’urbanistica rinascimentale: Ferrara tra classicità e innovazione

Con l’articolo di oggi, vogliamo fornirvi un approfondimento sulla conformazione di una città rinascimentale che rappresenta un caso piuttosto unico nel suo genere: stiamo parlando di Ferrara.
La pianta di Ferrara è stata infatti una dei più famosi esempi di un’operazione massiva di rinnovo cittadino. La città, a partire dal 1492, è stata oggetto di un’importante “addizione”, ovvero di un ampliamento voluto fortemente dal duca Ercole I D’Este.
Prima di parlare del periodo Estense, un po’ di storia;
Ad oggi, non vi sono molte notizie sull’urbanistica originale di Ferrara. Il nome Ferrara pare nato nel Medioevo, certamente quindi posteriore all’epoca romana, che viene spesso identificata come epoca di fondazione. Gli studiosi, in base a ragioni topografiche, etniche, storiche e anche mitologiche, hanno fatto anche l’ipotesi di una nascita di Ferrara con l’origine pelasgica, cioè nata da una popolazione addirittura anteriore a quella greca. I Pelasgi, nome con il quale i greci identificavano i loro avi, l’avrebbero fondata con il nome di Massalia: così verrebbe indicata da Polibio nelle sue Storie.
Alcune cronache sostengono che qui più tardi i Romani avrebbero istituito il cosiddetto “Forum Alieni”, una località che, si presume, rappresentasse il centro cittadino. Tacito fa questo nome citando un luogo al di là di un fiume, a sud di Padova ed Este. Il fiume in questione fu attraversato dall’esercito di Vitellio, nel 69 d.C., con l’intenzione di fermare l’avanzata delle legioni di Vespasiano provenienti dall’Illiria e dalla Dalmazia. Ci sono molte dispute sulla veridicità di questa ipotesi come prima collocazione della città.
È comunque certo che vi era una colonia romana in corrispondenza dei villaggi vicini di Voghenza e Voghiera; si pensa che l’ascesa di un’altra colonia potente abbia ostacolato la crescita di Voghenza, favorendo invece lo sviluppo di un ipotetico embrione di Ferrara, che si trovava in una posizione decisamente vantaggiosa, ossia più nell’entroterra ma alla punta San Giorgio, la prima e più antica biforcazione del Po. Voghenza anche in seguito rimase una cellula importante di Ferrara, e vi si collocarono anche alcuni possedimenti degli Este, per esempio la loro residenza in campagna, la Delizia di Belriguardo.
Adesso, un rapido salto in avanti; all’epoca in cui Ercole I sale al governo, ossia alla morte del fratello Borso d’Este nel 1471. Ferrara è una città di impianto medievale, e la famosa Certosa e le “delizie”, ville delle famiglie nobili con cortili interni e ricchi giardini, sono lontane e fuori dalle mura. L’ordine di pianta conserva ancora la disposizione dei cosiddetti “cardine “e “decumano”, che conducono ai bastioni principali e alle porte della città. Ferrara è reduce da un’amministrazione che da secoli deve tener conto della protezione territoriale e delle campagne belliche.
Il ducato si trovava contrapposto alla temutissima e potentissima Repubblica di Venezia, con la quale la pace era difficile da mantenere per ragioni di spartizione territoriale. Venezia aveva interessi che si scontravano con le possessioni ferraresi, e i conflitti furono evitati grazie ai buoni rapporti che Borso d’Este seppe mantenere fino a un inevitabile tracollo. Con la guerra di Ferrara, si rimettono in gioco i poteri legati alla Congiura dei Pazzi: il papato, il regno di Napoli e i vari ducati del nord, tra cui quello di Mantova e di Milano, retto da Ludovico il Moro, il quale giocherà un ruolo importante e controverso nella stipulazione dei trattati di pace. Dopo il conflitto, il duca Ercole I gli darà in sposa una delle sue due figlie, e farà delle alleanze matrimoniali uno strumento di pace importante. Una volta duca, lui stesso si sposa con Eleonora d’Aragona, figlia del re di Napoli, e per il secondo matrimonio di suo figlio sceglie Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI.
E’ ben noto che all’epoca del ducato di Ercole, Ferrara non è estranea alla vita culturale.
Borso d’Este fu un duca illuminato in molti aspetti: a lui vanno i meriti di aver coltivato una scuola pittorica molto celebre alla corte ferrarese, di cui sono protagonisti il Cossa, Ercole de’ Roberti e Cosmè Tura. Inoltre, fu proprio lui a creare un primo ampliamento della pianta cittadina. Era interessato alle arti e ne capiva l’importanza, ma le finanze che era disposto ad elargire in questo ambito erano contenute. Borso era un uomo d’azione, amante della caccia e della guerra, e forse usava il mecenatismo più come un accessorio che come una risorsa.
Suo fratello Ercole era ben diverso; non fu una figura politica particolarmente brillante, ma aveva un’educazione estremamente colta, e si ritrovò nella fortunata situazione di poter mantenere uno stato piccolo ma solido, già rinomato per le figure artistiche che vi avevano dimorato.
Ercole decise di dare una nuova veste alla città, per renderla degna di un duca al passo coi tempi e per creare un’impronta che potesse rimanere nei secoli a venire. Per attuare il progetto, si affidò all’architetto Biagio Rossetti, nominato ingegnere di corte dopo la dipartita del precedente architetto ducale, Pietro Benvenuti dagli Ordini, che gli aveva fatto da maestro.
Rossetti progetta una città bella e soprattutto funzionale.
Il piano, estremamente avveniristico, prevede un raddoppio della superficie cittadina, e implementa un’integrazione importante del tratto che collega il Castello Estense alla Certosa. La nuova sezione della città è verdeggiante, e viene inglobata nelle mura cittadine come una sorta di Central Park in piccolo, con l’intenzione di servirsi del terreno per rifornire la corte e i cittadini dei prodotti delle colture senza dover uscire dai bastioni.
L’odierna Piazza Ariostea, poco lontana dalla Certosa, era destinata a diventare il fulcro dell’addizione di Ercole, e fu denominata Piazza Nuova, proprio per contrapporla all’antica piazza del mercato, sul lato meridionale della Cattedrale. Non acquistò però mai importanza per i commerci, ma rimase una grande area libera da costruzioni, con funzione di parco pubblico.
Sulle direttrici (Corso Ercole I d’Este e Corso Porta a Mare) sono posizionati i palazzi istituzionali e le residenze signorili, anch’essi rimodernati o costruiti ex-novo. Uno su tutti, Palazzo dei Diamanti, costruito per il fratello di Ercole, Sigismondo, caratterizzato dalla decorazione di facciata con fasce di punte di diamante in bugnato marmoreo, che giocano con luci e ombre creando bellissimi effetti ottici.
Non solo: proprio come per Palazzo Medici Riccardi a Firenze situato in via Larga (oggi via Cavour), il Castello Estense e i palazzi erano collegati direttamente alle residenze nobiliari in campagna tramite i grandi corsi, che permettevano ai duchi e alle loro famiglie di poter uscire rapidamente dalla città.
Dal Castello Estense si ammira la grandiosità del Corso Ercole I d’Este, fulcro dell’Addizione Rinascimentale. Era anticamente denominato “Via degli Angeli”, dalla chiesa dedicata a S. Maria degli Angeli, che si trovava lungo il suo corso. Costituisce uno dei due assi portanti dell’Addizione Erculea. Privo di esercizi commerciali ed affiancato da bellissimi palazzi, mantiene ad oggi la caratteristica di arteria residenziale che il duca le volle conferire. Il suo punto focale è il Quadrivio degli Angeli, all’incrocio con l’altro asse dell’Addizione (Corso Porta Mare – Corso Biagio Rossetti – Porta Po), sottolineato dalla presenza di tre palazzi riccamente decorati.
L’ampliamento Erculeo fu ostacolato nuovamente dai conflitti con Venezia, ma il lavoro aveva già dato un esempio assolutamente originale di architettura che favorisse la popolazione, che potesse rendere vivibile una città oltre che piacevole alla vista.
Del resto, Rossetti si ispirò al Re Aedificatoria di Leon Battista Alberti per la progettazione della nuova Ferrara, tenendo conto dei suoi grandi concetti di durevolezza, utilità e bellezza (“firmitas, utilitas, venustas”) che avevano già conquistato Firenze e Venezia. Peraltro, il famosissimo trattato edilizio dell’Alberti era stato commissionato da Leonello d’Este, già duca di Ferrara e fratellastro di Ercole, ed è il primo trattato di teoria dell’architettura della storia moderna.
Per il suo lavoro Biagio Rossetti viene considerato il primo urbanista d’Europa, ed è proprio nella visione Erculea di città ideale che alcuni dei più grandi artisti di tutti i tempi hanno trovato il loro spazio, dai celeberrimi Cossa e Tura a De Chirico e Mantovani.

Link da citare:
https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b53028075q/f1.zoom
Link treccani
https://www.ferraraterraeacqua.it/it/scopri-il-territorio/itinerari-e-visite/itinerari-storici-culturali/l
a-citta-di-ercole-i-deste

Elisa, Caterina, Giuditta

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