Votare è un tuo diritto, ma non se sei fuorisede

Ad oggi in Italia sono circa 5 milioni le persone che vedono il loro diritto di voto ostacolato dal tempo e la distanza che separa il loro luogo di lavoro o studio dal seggio elettorale a loro assegnato. Nonostante ripetuti tentativi di garantire questo diritto, ad oggi non c’è ancora una soluzione proposta che sia stata approvata

Persona che vota – Stockphotos


Costituzione della Repubblica Italiana – Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

I numeri
Esclusi dal voto, sono quelle persone fuori sede ma non troppo, studenti e lavoratori che sono lontani da casa ma non abbastanza (nel senso che non si trovano all’estero). Il libro bianco sull’astensionismo “Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto” è un documento realizzato dalla Commissione di esperti per conto del Governo per indagare le cause dell’astensionismo e proporre soluzioni in grado di arginare questo fenomeno ed è stato completato pochi mesi fa. Secondo quanto riportato, sono quasi 5 milioni gli elettori che lavorano o/e studiano in luoghi diversi dalla Provincia (o Città metropolitana) di residenza. 5 milioni di persone sono circa il 10% del totale dei cittadini italiani aventi diritto di voto. Di questi, 1,9 milioni sono quelli che impiegherebbero oltre 4 ore, tra andata e ritorno, di viaggio tra strada e autostrada. Quasi 700 mila elettori (circa il 14%) sono quelli che affronterebbero un viaggio, sempre tra andata e ritorno, complessivamente superiore alle 12 ore.

I costi
È chiaro quindi che sono tanti i lavoratori e gli studenti fuori sede che devono impiegare molte ore per poter esercitare un diritto fondamentale, così come sono molti i costi in termini di denaro oltre che di tempo. Se un lavoratore, dopotutto, uno stipendio ce l’ha, gli studenti invece devono fare perlopiù affidamento sulle proprie risorse e i rimborsi parziali sul costo del biglietto del viaggio. Parziali, appunto, perché coprono solo una percentuale del costo (circa il 60-70% per i treni, 60% per i traghetti e 40% per l’aereo in media) e comunque non sono inclusi gli spostamenti necessari per raggiungere piccoli centri abitati, molto spesso mal collegati ai grandi centri urbani coi mezzi pubblici. Insomma questi sconti non bastano, i prezzi risultano comunque molto alti, non sono coperti davvero tutti gli spostamenti e i termini prevedono condizioni a volte troppo complesse che spingono a desistere della loro fruizione.

(Se il voto deve essere “uguale” allora lo deve essere anche a parità di condizioni economiche: e quindi gratuito per tutti. Infine, si tratta, in ogni caso, di un costo per la comunità oltre che di un costo privato: e se si capisce perché un cittadino debba giustamente contribuire con le proprie imposte per rendere possibile le elezioni, più difficile giustificare l’obolo per le spese logistiche di altri elettori.)

fuorisède (o ‘fuòri sède’) locuz. usata come agg. e s. m., invar. – Detto di studenti che frequentano scuole o istituti universitarî in località diversa (spesso molto distante) da quella di residenza; meno spesso con uso più generico, di persone che lavorano in località diverse da quella della residenza abituale.” – Treccani

Italia VS Europa
Partiamo da chi, come noi, non prende in considerazione una norma sul voto dei fuori sede: sono solo due paesi, Cipro e Malta, due stati insulari con dimensioni decisamente più ridotte rispetto all’Italia e dove, nel peggiore dei casi, per raggiungere il proprio seggio elettorale ci vogliono al massimo 3 ore di viaggio in macchina. Seppure nulla vieti anche a questi paesi di considerare il voto fuori sede, certamente è più comprensibile perché fino ad oggi non sia stato richiesto e considerata a gran voce.

E gli altri Paesi? Come spiega uno studio realizzato dal comitato “Iovotofuorisede” e dall’associazione The Good Lobby, in Europa molti paesi hanno adottato possibili soluzioni. In Austria, Germania, Irlanda, Regno Unito, Spagna, Svizzera viene praticato il voto per corrispondenza; in Belgio, Francia, Paesi Bassi si può votare delegando un’altra persona a farlo; in Danimarca, Estonia, Norvegia, Portogallo, Svezia, esiste il voto anticipato in un luogo diverso da quello di residenza; infine il caso unico e innovativo dell’Estonia dove si può votare anche elettronicamente.

I tentativi di normare il voto fuori sede (spoiler: finita male)
Alla commissione Affari costituzionali della Camera negli ultimi anni sono state depositate cinque proposte di legge per regolamentare il diritto di voto in un comune diverso da quello della propria residenza. Una proposta sulla buona strada era quella a prima firma Marianna Madia, deputata del Partito Democratico, e supportata dalla campagna Voto Dove Vivo. La proposta prevedeva che nei referendum gli elettori fuorisede potessero votare nel seggio del Comune di domicilio, presentando una domanda in via telematica tramite SPID, con allegato il contratto di lavoro o il certificato d’iscrizione all’università. Nelle elezioni Politiche per Camera e Senato e nelle elezioni per il Parlamento Europeo invece gli elettori fuorisede avrebbero potuto votare per corrispondenza senza spostarsi (come per gli elettori all’estero, ma con il voto conteggiato come nella circoscrizione elettorale di residenza). Infine, il Parlamento avrebbe potuto delegare il Governo ad avviare una sperimentazione di voto elettronico in ottica di sostituzione del voto per corrispondenza.
Ma la proposta, appunto, prevedeva e non prevede più perché, con la caduta del Governo, l’iter di approvazione si è interrotto e dovrà iniziare da capo. Anche questa volta, non voto fuori sede. Per quanto ancora?

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Pubblicato da Lorenzo Stefani

Giovane, italiano ed europeo. Appassionato di tecnologia, politica internazionale e natura.

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