Curare il cuore con un virus

Foto di CDC da Pexels

Le malattie cardiovascolari sono una delle sfide principali della Sanità mondiale e raggruppano insieme diversi tipi di disordini associati al cuore ed ai vasi sanguigni. Tra questi possiamo nominare l’angina pectoris, caratterizzata da una sintomatologia che comprende sia un transitorio ed acuto dolore toracico, che un senso di pesantezza degli arti, affaticamento, sudorazione e nausea. La causa scatenante della malattia è una momentanea ischemia al miocardio, ovvero un mancato afflusso di sangue ed ossigeno al tessuto muscolare cardiaco dato da un ispessimento o un’occlusione delle arterie coronarie. L’angina pectoris nella maggior parte dei casi non arreca danni ma talvolta, nonostante le cure, in alcuni pazienti si può constatare una mancata re-vascolarizzazione ed una conseguente cronicizzazione che risultano essere di notevole disagio per la persona: in questo caso si parla di angina refrattaria (AR).

Uno studio condotto da J. Hartikainen et al. propone l’impiego di una tecnica di terapia genica basata sull’utilizzo di un vettore virale, in particolare un adenovirus (Ad), come una possibile cura alla condizione ad oggi ancora irrisolta dell’AR.
Il virus è stato utilizzato come mezzo per la somministrazione di un gene per il fattore di crescita dell’endotelio vascolare tipo D modificato (VEGF-DΔNΔC) il quale, una volta espresso dalle cellule, stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni e linfatici.
Questo fattore di crescita, se comparato con il VEGF tipo A, promuove una segnalazione più lenta ma ben più duratura e si diffonde più efficacemente all’interno dei tessuti. Altra differenza rilevante del VEGF-DΔNΔC è quella di non stimolare direttamente il processo infiammatorio mediato dai monociti, cellule del sistema immunitario, al contrario del VEGF-A. In più, il VEGF-DΔNΔC non induce aritmia in tessuti muscolari cardiaci compromessi.
L’identificazione dell’area del ventricolo sinistro, che sarebbe stata poi infettata, è stata eseguita tramite mappaggio elettroanatomico del miocardio e l’adenovirus contenente il gene (AdVEGF-DΔNΔC) veicolato tramite una sonda.
Il trial è stato strutturato come randomized, blinded and controlled e si è occupato di esaminare le fasi I e IIa della sperimentazione, ovvero la sicurezza della cura e la sua attuabilità.
I pazienti selezionati, affetti da una forma severa di AR, sono stati suddivisi in maniera bilanciata e randomizzata (randomized) in due gruppi: il primo è stato identificato come controllo (controlled) ed è stato somministrato loro un placebo (NaCl al 0.9%), mentre il secondo gruppo è stato trattato con il virus. Nessuno degli esperti coinvolti nello studio era a conoscenza della suddivisione (blinded).

Dalle analisi effettuate dopo la procedura è stato osservato, in entrambi i gruppi, un aumento della concentrazione plasmatica di troponina, una proteina muscolare, probabilmente causato dall’invasività della tecnica di somministrazione. Inoltre, nel 54% dei pazienti trattati con il virus si è registrato dopo 14 giorni dal trattamento un aumento ematico di anticorpi anti-adenovirus, mentre dopo 3 mesi il titolo anticorpale alto era limitato a due pazienti. Ciononostante, la produzione di anticorpi contro il virus non ha avuto conseguenze a livello clinico ma potrebbe essere una limitazione all’efficacia di una seconda somministrazione della terapia.
Un miglioramento a lungo termine nella re-vascolarizzazione del miocardio è stato notato nei soggetti trattati con VEGF-DΔNΔC, che si riflette in un significativo aumento della qualità della vita dei pazienti dato dalla diminuzione della gravità dei sintomi.

Lo sviluppo e la somministrazione di una terapia basata su un vettore virale potrebbero essere, nei loro vantaggi e limiti da migliorare, fondamentali per la risoluzione di casi di AR.

La terapia genica potrebbe essere quindi una chiave per la risoluzione delle problematiche legate alle malattie cardiovascolari o una loro possibile cura, ma non solo: tecniche di trasferimento genico o editing genetico (CRISPR/CAS9) possono essere impiegate per trattare diverse patologie, dal cancro alle malattie genetiche. Nel caso specifico dell’utilizzo di vettori virali permane, però, un quesito rilevante: quali sono i limiti etici di questa procedura?

References:

– Hartikainen, Juha, et al. “Adenoviral intramyocardial VEGF-DΔNΔC gene transfer increases myocardial perfusion reserve in refractory angina patients: a phase I/IIa study with 1-year follow-up.” European heart journal 38.33 (2017): 2547-2555.

American Heart Association | To be a relentless force for a world of longer, healthier lives (site)

WHO | World Health Organization (site)

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