Le creme solari proteggono la salute dell’uomo ma preoccupano per quella dei coralli

Le barriere coralline – famose per la loro bellezza – rappresentano uno degli ecosistemi più produttivi e ricchi di biodiversità al mondo. Svolgono molti ruoli ecologici importanti, supportando una grande varietà di specie di pesci, ma anche di invertebrati e alghe. Le barriere coralline sono però suscettibili a disturbi di vario tipo, sia di origine naturale che antropogenica, sia locali che globali. Negli ultimi anni, ad esempio, si è osservato un generale declino nell’estensione dei coralli causato dai cambiamenti climatici e dall’aumento della temperatura nelle acque degli oceani.

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A livello locale, invece, a preoccupare particolarmente sono gli effetti determinati da prodotti per la cura personale, soprattutto le creme solari – per il loro ampio utilizzo e la loro pseudo-persistenza in ambiente marino. L’uso delle creme solari, infatti, parallelamente al turismo nelle zone costiere, continuerà ad aumentare nei prossimi anni. Gran parte dei filtri UV non vengono assorbiti dalla pelle, di conseguenza un bagno in mare dopo l’applicazione di questi prodotti ne determina il rilascio di residui. La porzione dei filtri UV assorbita viene escreta con le urine, finendo nelle acque di scarico, dove spesso non vengono rimossi in modo efficiente per via delle loro caratteristiche fisico-chimiche.

Sappiamo ancora poco per quanto riguarda la potenziale tossicità di queste sostanze e in letteratura sono presenti pochi studi che ne analizzano i meccanismi di interazione negli organismi marini. Uno studio pubblicato su Science da un gruppo di ricerca dell’Università di Stanford ha recentemente dimostrato come l’ossibenzone, un ingrediente comune nelle creme solari, possa danneggiare i coralli in presenza di luce ultravioletta.

I ricercatori hanno scoperto che gli anemoni di mare, organismi molto simili ai coralli, rendono l’ossibenzone idrosolubile, aggiungendo uno zucchero mediante processi metabolici. Il complesso formato, se esposto a luce ultravioletta, tende a produrre specie reattive dell’ossigeno che sono in grado di danneggiare e uccidere i coralli. L’esperimento è stato effettuato in un ambiente marino simulato e i risultati hanno evidenziato come la presenza di luce ultravioletta sia la discriminante che determina gli effetti tossici dell’ossibenzone. Inoltre, gli anemoni con presenza di alghe simbionti sono sopravvissuti per un periodo di tempo maggiore, in quanto l’ossibenzone si accumula preferibilmente nelle cellule delle alghe, che svolgono quindi una funzione protettiva. Questo dato preoccupa particolarmente in quanto l’aumento delle temperature degli oceani determina il fenomeno dello sbiancamento dei coralli per la perdita delle alghe simbionti, rendendo i coralli più sensibili a questi contaminanti locali.

Questo dimostra l’importanza dello studio ecotossicologico di composti chimici e dei loro metaboliti in situazioni reali o in simulazioni di esse.

Fonti:

Vuckovic, D., Tinoco, A. I., Ling, L., Renicke, C., Pringle, J. R., & Mitch, W. A. (2022). Conversion of oxybenzone sunscreen to phototoxic glucoside conjugates by sea anemones and corals. Science376(6593), 644-648.

Watkins, Y. S., & Sallach, J. B. (2021). Investigating the exposure and impact of chemical UV filters on coral reef ecosystems: Review and research gap prioritization. Integrated Environmental Assessment and Management17(5), 967-981.

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